Il fondamento come cosa del pensiero

Chiediamoci: esiste un problema del fondamento, e se esiste qual è la sua origine in quanto problema? qual è la domanda da cui scaturisce il problema come dispiegamento tematico dell’ambito su cui insiste il domandare? Si è tentati di vedere tale origine nel sorgere del pensiero moderno, quando con Cartesio il pensiero si interrogava intorno al suo più intimo fondamento, quando il pensiero cercava il fondamento su cui esplicarsi nella propria essenzialità, vale a dire nel conoscere: la ricerca del fondamento su cui fondar-si come conoscere, fundamentum inconcussum, delinea l’essenza originante del pensiero moderno, e pone con se stesso per la prima volta in modo esplicito l’idea che il conoscere sia l’essenza del pensiero: di qui si intende perchè la gnoseologia altro non è che un nome per ricerche logiche pure. Con Cartesio il pensiero si avvede che la sua intima necessità non è solo quella di esplicarsi, di svolgersi come pensiero, ma in tanto che si svolge il pensiero necessita di essere autoassicurato, autogarantito, il pensiero si vuole certo di sè, vuole autotrasparenza nel suo agire essenziale, e ciò chiama essere vero, essere fondato: il fondamento come il principio di autoassicurazione, autocertificazione del pensiero nei confronti di se medesimo. Il “cogito”, l'”io penso” è il fondamento su cui si erige il pensiero al suo sbocco nell’epoca moderna, e diviene “monade” nella sua più profonda ripresa ad opera di Leibniz. Ma è con Kant che siffatta identificazione diviene origine della più intima preoccupazione del pensiero, il tentativo di dimostrazione dell’identità di fondamento e soggetto, e di soggetto e io. In Kant l’io, come unità dell’appercezione, come unità sintetica dell’appercezione, infine come appercezione originaria, sta alla base dell’esplicazione conoscitiva, vale a dire essenziale, del pensiero: il suo informare di sè già da sempre il molteplice intuitivo su cui esercitare la propria furia scientifica è il fondamento che il pensiero trova con Kant e che si trasforma da puro “io posso” a “io agisco” in Fichte, e infine a “io voglio” in Nietzsche. Ma non solo nel pensiero moderno ci e dato trovare come centrale il problema del fondamento: il pensiero antico sorge, come testimonia qualsiasi dossografia, con la ricerca dell'”archè”, del principio della totalità dell’ente; Platone stesso identifica l’idea come l’archetipo delle cose, come ciò sulla base del quale le cose sono quel che sono e l’idea del bene come principio di tutto ciò che è. Sempre Aristotele designa il motore immobile “pensiero di pensiero” come causa finale, come entelechia assoluta dell’ente come tale. Dunque, già da ciò si nota che il problema del fondamento non era estraneo agli antichi, costituendo anzi l’origine pura del loro agire di pensiero. Il pensiero sorge chiedendosi del fondamento, c’è pensiero dove c’è domanda del fondamento. Cogliamo dunque solo aspetti parziali e incompleti del problema del fondamento se lo inseriamo nel contesto meramente gnoseologico o protologico, perdiamo inesorabilmente la sua pregnanza se non lo vediamo nell’intero delle sue manifestazioni, del suo darsi al pensiero nello sviluppo di quello che Heidegger chiama storia dell’essere, e che va inteso come ciò che non è non essenziale al pensiero e al fondamento stesso. Il fondamento fonda il fondato come dicente il fondamento, ciò è quanto emerge e che guida il concetto heideggeriano di storia dell’essere.

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