Il poeta e la musa – Paul Verlaine

Camera, conservi ancora i loro spettri ridicoli,
piena di luce sporca e di rumori di ragni?
Camera, conservi ancora le loro forme disegnate
da quelle macchie sui muri, da quelle virgole?

Ah, basta! Eppure, camera d’affitto che arretri
Nell’arido gioco d’ottica con facce immusonite
Dal ricordo delle troppe cose destinate,
Quanto rimpiangono le loro notti, notti da Ercoli!

Si pensi pure ciò che si vuole, ma era diverso:
Non capite niente delle cose, brava gente
Ve lo ripeto, non era ciò che pensavate.

Tu, camera, che ti dilegui in desolanti coni,
solo tu sai! ma chissà quante notti di nozze
avranno sverginato, da allora, quelle notti!

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