Da “Il libro delle interrogazioni” di Edmond Jabès

Senza limiti è la pazienza del grido. Sopravvive al martirio.

Senza merito è la pazienza del grido.

Nessuna intuizione, nessun governo ha il monopolio del grido.

Nessuna cava più, nessuna cima, nessun’onda.

Qui che è per altrove, l’altrove incatenato alle nostre caviglie, non è certo un paese che il grido chiama in causa e nemmeno un continente, ma il mondo; non è un solo uomo, ma tutti.

Non è un rosario che il grido denuncia, né una cappella, ma centinaia di cappelle e milioni di rosari; non è un inno né una preghiera, non è un filo d’erba né un quarto di luna.

(E’ un paese e un filo d’erba, è un rosario e un continente, è una preghiera e un inno, è un quarto di terra e di luna) ….

Non ti vendicherò Sarah – Che importa agli altri del tuo nome? Avevi un nome per il mio amore, un nome per l’aurora – ma sarai vendicata. Tu sei la coscienza e la verità funesta da udire. La verità che giudica. Ci si accorgerà un giorno che la bellezza aveva il tuo viso, le tue nubi e il tuo cielo grigio.

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