Sull’incompletezza del paradigma socio-economico neoclassico e su un’introduzione alla bioeconomia come frontiera unificante del pensiero scientifico-etico

Introduzione breve all’incompletezza epistemologica neo-classica

Gli ultimi eredi del paradigma epistemologico Newtoniano meccanicista-deterministico, dettato dalla consapevolezza di poter descrivere con misure di oggettività non criticabile le leggi fisiche(dunque il mondo, tale è il tema criticato in questo scritto e non la validità del formalismo nella scienza fisica) tramite il formalismo matematico, sono stati gli “scienziati” economici neoclassici.
Il neoclassicismo si sviluppa intorno alla fine dell’800 e rivendica un approccio deduttivo-aprioristico che presumeva di poter descrivere il funzionamento del sistema economico meramente tramite l’uso di leggi epistematiche che offrivano astrazioni matematiche creatrici di “verità economiche” per compiersi nella “meccanica dell’utilità e dell’interesse individuale”(Javons).
L’individuazione di “teorie precarie” nel paradigma meccanistico-neoclassico si ha nell’osservare le formulazioni teoriche di tali economisti, i quali lavoravano e studiavano il sistema economico in configurazione di una concorrenza perfetta, ovvero un sistema deduttivo-matematico che presupponeva la razionalità dei consumatori come postulato(homo oeconomicus) e la libertà di informazione sociale(trasparenza) senza concorrenza sleale. Come si ben notare, qualsiasi occhio critico e di prospettiva realista si accorge che è impraticabile un’assunzione del sistema economico in questi termini, infatti il concetto di razionalità è ben discusso e ambiguo ed allo stesso tempo è ben constatato che la scienza economica dell’informazione consideri come uno dei fenomeni fondamentali del mercato odierno, l’asimmetria informativa, ovvero un conflitto di interessi che si sposta sul piano informativo-comunicativo dove una parte di popolazione detiene maggior informazioni socio-economiche per poter agire nel proprio interesse utilitaristico-individuale; un esempio chiaro:

”I risparmiatori preferiscono ricorrere ai servizi di investimento offerti dalle banche benché siano costosi. Rispetto ai risparmiatori, le banche possiedono infatti informazioni migliori su un maggior numero di possibili investimenti. La minore conoscenza da parte del risparmiatore lo induce quindi a ricorrere a un operatore specializzato nella raccolta e nell’elaborazione delle informazioni circa i possibili modi di investire il denaro.”

E’ già percepibile che il territorio di indagine neoclassico sia impreciso sotto certi aspetti.
Infatti, ancora di origini smithiane(la mano invisibile), Pareto(un’economista e sociologo italiano neo-classicista) introduce il concetto di “Ottimo Paretiano”, ove in un sistema sociale(formale trattato dalla teoria dei giochi) si va a configurare un equilibrio che deriva dall’impossibilità per ogni soggetto di aumentare la propria utilità e il proprio avanzo economico senza danneggiare o abbassare i corrispettivi altrui, assumendo in tal caso la questione eticamente come si pongono i neoclassici , per poi sfumarla sempre di più per giustificare i loro assunti non concordi al reale, si deduce che ogni soggetto non aumenterebbe la propria patrimonialità a discapito altrui. Tale costruzione viene immaginata da Pareto come applicabile in un’ottica liberistica e come condizione di tensione del sistema economico per puro assetto auto-organizzativo degli operatori economici come le imprese, le banche e le famiglie/consumatori.
Questa prospettiva altamente utilitaristica trova infondatezza e idealità che non coincidono con un’osservazione corretta del sistema economico.
Il premio Nobel per l’economia Amartya Sen ha dimostrato che, in uno stato che voglia far rispettare contemporaneamente efficienza paretiana e libertà (quest’ultima intesa come la presenza di uno spazio in cui le sole preferenze dell’individuo determinano la scelta e non ulteriori fattori), possono crearsi delle situazioni in cui al più un individuo ha garanzia dei suoi diritti. Egli dimostra dunque matematicamente la possibile inesistenza dell’ottimo paretiano nel liberismo.
Quello di Pareto è un altro assunto astratto, formale e privo di connessioni realistiche che manca totalmente di un’analisi specifica delle ridistribuzioni della ricchezza in modo egualitario, eludendo il problema giustificando un’assenza dello stato nel sistema economico.

Introducendo non un panorama assolutamente completo e breve del pensiero neoclassico, il quale è molto complesso. Ritengo opportuno che solamente con l’accenno alle categorie epistemologiche della linea teorica neoclassica, è possibile comprendere come i risultati generali applicati non siano fedeli alla “realtà economica” creando artifizi a-temporali ed universali rigettati da un’ottica dell’epistemologia della complessità, che in questo caso si occupa di sistemi economici,dove l’emergenza di qualità e la variabilità sono le caratteristiche ineludibili della realtà fenomenica-economica.
Il problema epistemologico volutosi analizzare da questo scritto sostanzialmente parte ora.

Il maggior problema neoclassico introdotto è il moto perpetuo del flusso di denaro che identifica l’unica fonte di ricchezza esclusivamente con il capitale, ignorando le risorse disponibili per gli input, come l’energia e la materia, funzionando alimentandosi tramite l’attività umana che muove tali forze meccaniche.

Citando Lepeirt, un’economista contemporaneo:

”Alla base dell’economia neoclassica c’è una visione preanalitica dell’economia come sistema isolato. L’immagine fondamentale del processo di produzione e di consumo è quella di un flusso circolare dalle fabbriche ai magazzini e viceversa, questa immagine è definita in termini monetari, il che è fisicamente assurdo[…]La teorie economica dominante non ha una prospettiva fisica in cui il processo economico sia descritto come un processo antropico unidirezionale e irreversibile nel quale si ha la trasformazione dell’energia e della materia in merci e servizi economici e, infine, in energia e materia degradate, in sostanze inquinanti, liquami, rifiuti e calore”

Sentendo poi Nicholas Georgescu-Roegen, il produttore di un nuovo paradigma epistemologico-economico che fra poco andrò ad analizzare:

”Proprio perché la problematica ambientale offre una materia che, in insanabile contrasto con la prospettiva deterministica e lineare del paradigma scientifico classico, è qualificata dall’incomprimibile complessità, variabilità e irreversibilità dei fenomeni, accedere al nuovo paradigma può significare imboccare un percorso più coerente con la realtà con cui occorre confrontarsi. In tal senso, allora, l’avvento di questo nuovo paradigma coincide con l’opportunità di quel ripensamento dell’economia la cui urgenza aumenta contestualmente all’aggravarsi della crisi ambientale planetaria[…] Il paradigma della scienza(economica) non può sottrarsi alle proprie responsabilità sia etiche tradizionali(verso l’uomo), ma persino eco-etiche ”
Un pensatore dialettico, qualitativo e sistemico

Nicholas Georgescu-Roegen è un pensatore eclettico, la cui versatilità e precocità intellettuale ne fanno un personaggio per molti versi straordinario. Nato a Costanza, in Romania nel 1906, si laurea in matematica e dona un contributo alla scienza economica ortodossa con il suo lavoro in ambiti tecnici e specialistici come gli aspetti decisionali e comportamentali dei consumatori, che culmina con “The pure theory of consumer’s behaviour”; stanco di ciò decide di interrogarsi su i fondamenti dell’economia politica, criticando in maniera aspra la cosiddetta “superstizione aritmomorfica” del pensiero occidentale, la quale ha prodotto i maggiori danni riduzionisti nella scienza economica distruggendo l’aspetto qualitativo dei fenomeni entropici di trasformazione irreversibile nei sistemi dinamici, ove gli input energetico-materiali entrano con una bassa entropia e fuoriescono come output con un’alta entropia. In ecologia e biologia la resilienza è la capacità di un materiale di autoripararsi dopo un danno o di una comunità (o sistema ecologico) di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato, trasponendolo al sistema economico si può notare che la riparazione e il riciclo degli oggetti non avviene interamente, infatti ciò viene esemplificato con il concetto di “isteresi mnemonica” nei fenomeni sociali( verrà spiegata meglio più avanti), dove non è possibile recedere da uno stato sociale all’altro senza mantenere una qualità differente(salvo calamità apocalittiche e catastrofiche che eliminerebbero ogni decollo culturale antropologico e forme di vita terrestre) e non sviluppata nello stato precedente in cui si incanala la conversione. I beni se quantificati come scarsi è paradossale che non siano mai stati analizzati nel loro aspetto qualitativo, dove è evidente che tendono alla degradazione con il loro utilizzo, infatti non è possibile attingere all’energia/materia dei beni/servizi medesimi dopo il loro utilizzo, non si ripresenterebbero nella loro integrità iniziale, anzi la ricostruzione della materia/energia tramite il riciclaggio sarebbe inversamente proporzionale al numero di riciclaggi. Degradando ulteriori forme di energia/materia per il riciclaggio stesso. Appunto l’energia diventa calore e non risulta più essere disponibile e utilizzabile, soprattutto nell’utilizzo di combustibili fossili.
Nicholas avverte la necessità di introdurre all’interno del paradigma epistemologico una logica che non operi più esclusivamente con oggetti discreti come quella germinata dal deduttivismo neoclassico bensì una dialettica che presupponesse l’introduzione di un superamento e di un’irriducibilità del valore delle risorse energetiche a pura quantità monetaria e fungibile, relativizzando ed omogeneizzando ogni quantità(ora 3 l di petrolio sono un bicchiere d’acqua, gli ultimi 3 litri di petrolio avranno un’importanza “leggermente” diversa ;)) di una qualità pragmatica-funzionale di un bene alla mera descrizione lineare tramite il capitale. La critica sugli strumenti epistemologici neoclassici è radicale da parte di Nicholas, il loro formalismo ha nettamente fallito e ha dimostrato l’incompletezza del rigore matematico in economia. Georgescu-Roegen costituisce un’epistemologia con diversi scritti come “Prospettive e orientamenti economici”, “Energia e miti economici”, “L’economia politica come estensione della biologia”, che verrà ricalcata ed elaborata dagli epistemologi della complessità come Edgar Morin e Iyla Prigogine. Il paradigma epistemologico innovativo si pone come l’adozione di un pensiero unificante che sappia relazionare più parti dello scibile umano osservandolo nello specialismo disciplinare più rigoroso ed allo stesso tempo correlandolo epistemologicamente con il resto degli ambiti di ricerca senza cadere né nel riduzionismo né nell’olismo riduzionistico con le sue nozioni di “tutto” fuorvianti. In questo caso ci si riferisce alle scienze sociali, le quali non ammettono un dislivello di dominio epistemico così ingente per il difetto” dell’approssimazione e precarietà quantitativa” nella formulazione di teorie e di eventuali scoperte, data la giustificazione per la quale lo studio di sistemi complessi e sistemici come quello sociologico, economico, antropologico non possono essere completamente esauriti da formule matematiche.
Edgar Morin afferma:

”Da questo punto in poi è evidente che i fenomeni antropologico-sociali non potranno certo obbedire a principi di intelligibilità meno complessi di quelli ormai richiesti per i fenomeni naturali. Dobbiamo affrontare la complessità antropologica-sociale, e non più dissolverla od occultarla”.

Georgescu-Roegen rivendica questo paradigma nella scienza economica con la spiegazione che la crisi epistemologica nasce dal fatto che la meccanica non può render ragione del movimento unidirezionale del calore, perché secondo la meccanica ogni movimento sarebbe reversibile, questo evidenzia come le risorse e gli equilibri termodinamici tra gli enti all’interno del sistema terrestre siano incontrovertibili e irriaffermabili dopo un loro uso; questa è denotata come la quarta legge della termodinamica(scientificamente non dimostrata ma con delle correlazioni empiriche evidenti). Infatti negli assunti di Nicholas, in svariate opere ed principalmente in “La legge dell’entropia e il processo economico”, è presente il tema per cui la 2 legge della termodinamica abbia sconvolto i paradigmi meccanicistici, ovvero con la sua peculiare qualità del “disordine” ci si è accorti che la direzione temporale degli eventi ammetteva un cambiamento qualitativo negli oggetti empirici studiati dalle scienze. Questo principio viene riesumato da Nicholas sostenendo che è evidente come la meccanica e il determinismo non possano “comprimere i fenomeni presupponendo la comprensibilità chiara e distinta delle formule matematiche fondata sull’artificio logico-teoretico” ma solo analizzarli quantitativamente e con gli strumenti di misura offerti dalla scienze matematiche, senza darsi la proposta di una descrizione esaustiva del mondo ma esclusivamente delle sue qualità quantificabili.
Nicholas subisce molto l’influenza di pensatori come Bergson e maggiormente Hegel. Il dinamismo di quest’ultimi spinge costui a presupporre il metodo dialettico come fondamento epistemologico della scienza economica; questa metodologia porta all’assunzione di “penombre dialettiche” tra i concetti teoretici e le evidenze empiriche, le quali si fanno carico di tutte le proprietà emergenti che un sistema può presentare. Esso stesso critica fortemente la “superstizione aritmomorfica”, ovvero la tendenza massimale a rendere discreto ed individuale ogni oggetto teoretico elaborato, della scienza occidentale nata dalla prospettiva scientifica Cartesiana e Galileiana, senza però, lucidamente, rigettarne le fondamenta e l’utile apporto. La novità epistemologica risulta essere nella concezione che gli oggetti teoretici-economici siano dialettici e tra loro distinti ma con correlazioni ed interferenze che fondano spazi concettuali intersecanti(penombre dialettiche, pur esse concetti teoretici ma che adattano la complessità del fenomeno alla teoresi) che sostanzialmente sono le condizioni stesse per il sostentamento degli oggetti, ovvero la distinzione e l’esistenza concettuale degli oggetti è possibile solo in virtù di una loro relazione,senza relazione non sussiste distinzione, superando la concezione discreta ed matematica come dominio epistemologico massimalmente veritiero, seppur utile e rigorosa, non risulta essere esaustiva se applicata ad amibiti economico-antropologico. L’analisi delle organizzazioni sociale è vista da Georgescu-Rogen come un’osservazione di un fenomeno biologico, dove la mutua complessità tra ambito giuridico, scientifico-tecnologico, etico ed economico espongono caratteristiche casuali, contingenti ed imprevedibili, le quali insorgono senza nessun preavviso e devono essere messe in relazione con gli assunti teoretici; infatti le penombre dialettiche sono un ottimo strumento per l’epistemologia della complessità(economica-sociale). Uno strumento epistemologico ipotizzato da Nicholas risulta essere l’isteresi(in fisica simile all’isteresi magnetica), ovvero l’ultimo stato di un sistema sociale/biologico è influenzanto da tutte le sollecitazioni, delimitando i confini gnoseologi del sistema analizzato , esogene/endogene degli stati precedenti; questo rende imprescindibile uno storicismo evoluzionista che valuti le relazioni tra qualità complesse. Una citazione autoritaria di Nicholas recita:

“Poiché di civiltà occidentale ne esiste una sola, la questione se il suo sviluppo storico segua semplicemente una traiettoria interamente determinata dalle sue condizioni iniziali, oppure rappresenti un processo di isteresi, non può essere risolta né attraverso un’efficace sperimentazione né attraverso l’analisi dei dati osservati, sfortunatamente, la risposta a questo tipo di problemi ha un’importanza incalcolabili per i nostri orientamenti politici, specialmente quelli con obiettivi di lungo periodo, come le politiche di sviluppo economico”
Prima di porsi sull’analisi ecologica ed bioetica che Nicholas ha aperto, di seguito un’altra citazione per chiarire il pensiero epistemologico dell’autore:

“Il consiglio di “ricercare il numero” è saggio solo se non è inteso nel senso di “dover trovare un numero in ogni cosa, poiché se nella fisica, che è stata giustamente definita la conoscenza quantitativa della natura, non è un danno considerare la misura come un fine in sé, in altri campi questo stesso atteggiamento PUO’ condurre a teorizzare a vuoto”

La bioeconomia e l’etica come medium categorico per l’unificazione dello scibile umano
La ragione per cui la distinzione fra concetti aritmomorfici e dialettici è fondamentale deriva dall’onnipresenza del mutamento qualitativo. Nelle tappe dell’evoluzione biologica, le specie utilizzano sia fattori “endosomatici”(intrinseci alla struttura biologica) sia “esosomatici”(estrinseci alla struttura biologica); l’uomo risiede principalmente in quest’ultima categorizzazione. Comprendendo ciò, è visibile che c’è una relazione tra soppravivenza antropologica e oggetti esosomatici trasformati dall’uomo in energia qualitativamente utile(esempio di penombra dialettica, che distingue due parti concettuali ma non le esplica formalmente). E’ chiaro come tali conversioni qualitative dell’energia vengono analizzate dal neoclassicismo-liberista senza tener conto della scarsità delle risorse e della loro degradazione, forse perché banalmente si presupponeva che sarebbe stata prossima o possibile un’ulteriore fonte di energia che potesse spazzare via la scarsità delle altre fonti, banalmente durante la scoperta della macchina a vapore perfezionata da Watt era insorta una crisi quantitativa di legname europeo.
Perfino considerando la terra come un sistema aperto, ovvero che scambia sia materia che energia con l’ambiente ad esso adiacente, Nicholas tiene a precisare che non è necessario che le risorse siano presenti (quindi eventualmente di qualsiasi tipologia di energia sfruttabile) ma anche che siano utilizzabili dall’uomo e che la ricerca di renderle economicamente utili porta in ogni caso a un dispendio di energia(vedi energia eolica supportata dall’energia elettrica). Con la formalizzazione della meccanica statistica che implica la reversibilità di svariate trasformazioni termodinamiche non si elude il principio per cui un dispendio di energia inutilizzabile come il calore è inevitabile, infatti seppur essendo un dato incofutabile la degradazione, l’irreversibilità non è un’acquisizione teorica certa e dimostrata(come annunciato da Georgescu nella suo 4 principio della termodinamica) .Anzi, secondo Tiezzi(fisico), la fotosintesi mostra il contrario. Ovvero il ricilaggio della materia è completamente possibile con una sufficiente quantità di energia disponibile, ed è sostanzialmente quello che sostiene la New Economy. Tuttavia, Nicholas in realtà non nega che sia possibile raccogliere l’energia dispersa e dissipata(degradata) ma afferma che l’operazione diventa dispendiosa, infruttuosa e controproducente a causa della necessità di un tempo “praticamente infinito”. Infatti, come già accennato, il vero nucleo problematico è l’utilizzabilità delle risorse, a cui consegue logicamente un’ottimizzazione del rapporto utilizzo-dispersione energetico/a, senza scadere nelle convinzioni di poter riciclare ogni forma di energia perché scientificamente provato dai processi reversibili ma non possibilmente attuabili dalle condizione biogeochimiche(per esempio solo un piccola porzione di energia solare è utilizzabile o giacimenti minerali marini profondissimi) terrestri e dal tempo necessario. Nicholas afferma:

“Si potrebbe sostenere, pensando all’interpretazione statistica della termodinamica, che è sicuramente possibile riunire le perle di una collana spezzata. Il riciclaggio non è per l’appunto un’operazione di questo tipo? Per scoprire l’errore che nasce estrapolando da una all’altra, supponiamo che quelle stesse perle siano state dissolte in qualche acido e che la soluzione sia dispersa negli oceani(esperimento che imita il ciclo economico dei minerali). Anche disponendo di tutta l’energia che vogliamo, avremmo bisogno di un tempo fantasticamente lungo e pressoché infinito per rimmetere insieme le perle. Questa conclusione ricorda uno degli insegnamenti che figurano nella parte introduttiva di tutti i manuali di termodinamica: tutti i procesi che si svolgono a una velocità infinitamente piccola sono reversibili, perché in tali condizioni l’attrito è pressoché nullo.”

Un modello economico sviluppato da Georgescu-Roegen dimostra come il paradigma neoclassico abbia scambiato ed omogeneizzato troppe qualità economiche, esso si chiama flusso-fondi; ovvero il sistema economico è visto con una specificazione nelle sue variabilità(breve e lungo periodo), ci sono fonti di investimento stabili e duraturi(meno variabili entropicamente) come la terra, il capitale e il lavoro, ovvero tipologie di elementi economici che all’interno del processo economico subiscono variazioni contingenti ma non tali da comprometterne statisticamente il riutilizzo in un ulteriorie esercizio, che vengono chiamati fondi, mentre ci sono elementi di input energetici che al subire di un’entrata nel processo economico sopportano una trasformazione qualitativa radicale, venendo modificata la struttura molecolare chimica con una conseguente degradazione energetica e un aumento dell’entropia, tali elementi possono essere materie prime, combustibili fossili, metalli e altri materiali facilmente deperibili(con un range di deprezzamento che varia da pochi giorni a 3-4anni nei beni a medio-lungo periodo), chiamati flussi. Georgescu afferma che nel neoclassicismo i flussi e i fondi sono indistinti nella funzione di produzione che si avvale di fattori di fondo qualitativamente come se potessero essere scambiati con i flussi, quando è ben chiaro un principio di complementarietà, non di sostituzione(derivata dalla omogenità matematica forzata nell’applicazione economica) tra le parti della dicotomia e una mutua relazione:
“Non si può ridurre la quantità di farina(flusso) e produrre uno stesso numero di pizze semplicemente aumentando il numero dei pizzaioli o dei forni(fondi)[…] Sarà possibile sostituire facilmente un elemento di fondo con un altro di fondo, o viceversa per gli elementi di flusso[…] Si sostiene che la crescita può andare avanti all’infinito data la produzione dei beni materiali tramite la sostituzione del capitale alle risorse naturali. In tutta l’economia non esiste altro esempio di vuoto formalismo come nell’argomentazione a sostegno di questa tesi.”
Ogni variabile economica ha una funzione di deprezzamento diversa, persino tra i fattori di fondo(la terra deperisce prima del capitale inesauribilmente prodotto).
Georgescu da queste constatazioni crea 3 assunti:
-C’è un’interesezione fenomenica tra dominio economico e biologico nell’antropologia evolutiva umana.
-L’economia è un’estensione esosomatica dei fattori evolutivi peculiari dell’uomo.
-Le strutture sia dell’economia che della biologia sono illustrate da un cambiamento qualitativo variabile che introduce novità ed imprevidibilità tramite il 2 principio della termodinamica.
L’economia e lo studio dell’uomo nel sistema economico(teoria del comportamento, della decisione, economia dell’informazione, antropologia economica) sono sostanzialmente inscindibili da un rapporto co-evolutivo con le strutture materiali ed energetiche del pianeta. L’economia collega il metabolismo industriale della società umana alla bio-geochimica del nostro pianeta, questo è un principio ineludibile.
Se consensualmente concordiamo che la specie umana non si voglia estinguere, non si voglia auto-distruggere, non si voglia annichilire tramitevolizioni scialbe, irrazionali e volluttuose, è indispensabile introdurre in questo scritto un’istanza etica oramai dimenticata dal mercato economico asservito alle leggi consumistiche, neo-liberiste e del capitale.
“Senza il concetto di godimento della vita non siamo nel sistema economico. Il processo economico occorre ribadirlo brevemente, non è un processo meccanico autoalimentato. Questa formula semplicistica è il risultato di una duplice eroica astrazione operata dalla scienza economica moderna, che ignora la natura della complessivamente considerata: essa è al contempo “troppo poco materialista” poiché ignora l’ambiente, le risorse naturali e l’inquinamento e “troppo materialista”, poiché non capisce che il vero “prodotto” del processo economico non può essere un flusso di materiale entropico”, ma è il “godimento della vita”, ovvero la forma di emancipazione massima umana dal malessere: “Uguaglianza sostanziale di sussistenza(ognuno deve per diritto disporre di una determinata dose di beni per il soddisfacimento dei bisogni primari ), un lavoro che rispetti l’integrità fisica e morale per ogni individuo, opportunità intra-mondane pubbliche per il tempo libero (arte, conoscenze culturali svariate, scienze) indirizzate con un dialogo intersoggettivo non finalizzato a sé stesso con cui regna il sensismo-materialistico derivante dalla società consumistica e mediatica odierna, bensì a una valorizzazione dei saperi in funzione di un miglioramento qualitativo collettivo della società, introducendo quello che è il concetto di “peer comunity” . La peer comunity è una considerazione socio-economica che ritiene fondamentale il flusso informativo generato dalla globalizzazione telematica, informatica e virtuale, il quale dà la disponibilità ad ogni persona che non sia un tecnico, uno specialista, uno studioso o semplicemente un laureato, di accedere alle più svariate informazioni sullo scibile umano e contribuire con una doxa(se conforme alle strutture epistemologiche concordate dagli ambiti discussi) che può assolutamente tornare utile e fruttuosa. “Il godimento della vita” risulta essere un concetto etico prescrittivo emergente dalla società umana e dalla sua auto-organizzazione, ed assolutamente ineffarabile nella materia elementare e da un’etica descrittiva-naturalista. Infatti l’interesse maggiore per questo autore, viene da me colto nella comprensione della simbiosi ambiente-uomo e da un indirizzo razionale nella gestione della prima parte dicotomica tramite un’etica che non derivi dall’ambiente stesso ma da un adattamento teleologico antropomorfo in funzione della sua soppravivenza e della sua realizzazione psico-fisica. Per perseguire il benessere maggiore raggiungibile da ogni individuo, è necessaria una salvaguardia dell’ambiente e della località fenomenica che fa sussistere l’individuo, tramite il riconoscimento auto-evidente del fluire qualitativo e cangiante della materia/energia ed una ponderazione socio-economica dell’utilizzo di essi. L’apporto epistemologico di quest’autore alla scienza economica è puramente sistemico, infatti la nozione di “unitas simplex” descrive egreggiamente l’atteggiamento filosofico di Nicholas, con la quale è necessario unificare il sapere e le conoscenze sociali e tecnico-scientifiche senza lasciarsi amaliare da astrazioni riduzionistiche-semplicistiche, dove lo scopo deve essere cercare di esaurire la totalità informativa che un sistema richiede per essere compreso, valutando le interconnessioni transdisciplinari, facendosi carico di ridurre sempre più esponenzialmente il divario tra modello e fenomeno.
“L’istanza etica per l’economia trova il suo luogo naturale, dunque, nel paradigma della complessità[…]filosofia,etica, economia e scienza divengono un sistema organico, nel quale ogni parte è necessaria alla sopravvivenza del tutto”
Integrando la visione dei neurofisiologi Maturana e Varela, i quali comprendo che niente esiste indipendentemente dal processo della cognizione, in quanto le interazioni di ogni sistema vivente con il suo ambiente sono interazioni mediate con la cognizione, vivere equivale a conoscere, pertanto l’uomo è spronato a comprendere che ogni azione influenzata dalla stato psico-fisico(vitale) ha valore etico per la stessa vitalità che apporta conoscenza, dove etica=vita=possibilità conoscitiva. Allora è necessario affermare che la “conoscenza del mondo” tramite gli oggetti teoretici e la tecnica non debba essere distaccata da un “dover essere buona e precisa conoscenza del mondo”, dove la bontà si innesca dalla vitalità e dal godimento della vita e la precisione deriva dalla comprensione teoretica/scientifica consistente del mondo.
In questo panorama non è possibile escludere l’etica della responsabilità e della precauzione, ove risiede il principio ultimo della salvaguardia integrale dell’ambiente e dell’uomo stesso nelle sue diversità culturali. Non si può agire sul mondo come se omogeneamente ogni nostra azione potesse sortire effetti uguali o comunque senza una giusta ponderazione delle conseguenze che potrebbero accadere. L’intelletto che ci dota di previsioni più o meno corrette è indispensabile da utilizzare nell’etica economica e nelle politiche di sviluppo sociale.
Attualmente con le politiche istituzionali ed internazionali non si sta mettendo in pratica una significativa riduzione dei fattori che contrastano il raggiungimento di una società “buona e precisa”, come il consumismo e la “cultura sensistica anti razionale” propinata dalla apporto mediatico globalizzato che sta comprimendo le città a sobbroghi capitalisti dove regna il consumo sfrenato, l’a-interesse collettivo per la politica, l’ambiente, le scienze e le scienze umane. Dove l’ambiente intellettuale, razionale e teoretico viene ridotto ad “accademismo” specialistico che contrasta le considerazioni ottime della Peer Comunity(che vorrei trasformare in inziative concrete e pedagogiche in un prossimo post). Si sono verificate tappe importanti come la “Carta dei Diritti” dell’Onu, la costituzione Europea come oggettivazione delle costituzioni degli stati membri, parametri eco-sostenibili per la riduzione di inquinamento in svariati trattati e accordi ma tutto questo non è abbastanza. L’europa propina paramentri come il Pil, il rapporto deficit statale/Pil e lo spread, non il welfare state, il Ben(=Pil – deprezzamento ambientale -tempo libero) o altri valori fondamentali per il godimento della vita e non unicamente asserviti all’aumento dei flussi entropici produttivi che descrittivamente non apportano che solo maggiore offerta di beni senza poi valutare effettivamente le condizioni psico-fisiche e sociali di chi li produce.
Un’ultima considerazione epistemologica personale per garantire valore e dignità a ogni ambito analitico-gnoseologico del mondo e contrastare gli opposti riduzionismi sia scientifici(economici in questo caso, già fatto nello scritto) sia umanisti che rigettano le matematiche e le scienze, non partecipando alla costruzione unificante complessa del conoscere umano:
Il formalismo matematico applicato scientificamente reca danni alle scienze sociali?

No, anzi l’analisi isolata e precisa che un formalismo matematico può apportare è valida e discreta nella sua giustificazione teorica ma l’abuso di esso elevato a potere epistemico assoluto in campi non fondati su di esso produce incompletezza e riduzionismo conseguenti da astrazioni troppo estreme che non concordano con la situazione antropica/sociale derivante dalla sensibilità e dei fatti empirici, è necessario una complementarietà.

“L’errore della concretezza mal posta è il trascurare il grado di astrazione di un entità considerandola reale unicamente perché esemplifica certe categorie del pensiero”. [Whitehead]

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