“Sull’identità dell’arte: curatela immaginaria di una dissoluzione” di Franco Armieri

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L’esserci è sempre anche un essersi ed è sempre anche un essere gettati nella corporeità. Il gesto convesso del ”si” imprime la concavità nel “ci” – Lascia il segno – L’identità è impronta dell’altro da sé, impressione della medietà del “si”. La distinzione dal tutto si mette in atto nell’identificazione dell’appartenenza al gioco dei ruoli del non più / non ancora. Nel divenire del “gesto” che si fa impronta l’identità diventa tale, si plasma, e nella mutua appartenenza “l’esser tutt-altro per esser sé” imprime la presenza “convessa” del “ci” nella concavità nel “si”.

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Il possibile potere soverchiante del si costringe il pensiero al soggiornare, al farsi arredo dell’abitare invece che abitare stesso. Smaterializza l’identità dell’essere nel pensare come si pensa, nell’essere come si è.

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Ma il pensiero che familiarizza con la sua dimora, nel suo abitare, si volge all’osservazione di se stesso in atto – E’ coscienza del mentre di sé – Vede la sua presenza e la sua assenza contemporaneamente. Vede l’identità del suo sé/altro.

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Nel solipsismo dell’autopedinamento, nel tentativo di cogliersi, si cela con la maschera dell’altro trasformando ogni coglimento in immagine riflessa. Fondazione non fondamento.

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Il linguaggio, la parola, la casa del pensiero appare allora, essa stessa, nel suo essere fondazione, nel suo essere “materia” informe di significazione, che colma un vuoto recipiente tracimando.

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La parola scritta diventa testo sacro, realtà essente …

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… aggirando la condanna del non coglimento con l’assolutizzazione,

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e, nuovamente, l’identità è celata nell’apparenza del si ; nella costrizione all’assunzione della pre-comprensione, del pre-giudizio della medietà. Non vede più se stessa ma solo ciò che si vede. Non vede si rappresenta.

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E’ “la frammentazione”, la riduzione alla parte, il potere del si – Solo il tornare a far coincidere la parte col tutto è la possibilità per il ri-equilibrio, la “ri-organizzazione” di significato delle relazioni.

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Da questo la necessità dell’esserci che si rivolge all’essere, del gesto originario dell’indicare il “questo qui”, l’identificazione assoluta nella totalità dell’ hic et nunc.


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Il perdersi nell’altro, questo assorbimento della parte nel tutto pone il rischio di osservare l’identità che sprofonda. E l’identità consapevole prova a prenderne distanza spostandosi dallo stesso piano e rivolgendosi al se possibile attraverso la messa in atto dell’ironia.

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L’ironia è frutto del possibile. Proprio lo “spostamento” dell’ironia consente di andare oltre la dimensione del reale “ri-acquisendo” una identità di creatore del possibile, del surreale.

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Creatore del possibile per avvicinarsi all’assurdo reale.

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Questo avvicinamento all’assurdo reale si mette in atto nella ri-contestualizzazione come ri-significazione e, come nello svelamento della messa in scena del teatro nel teatro, si crea un nuovo accordo sottaciuto tra le parti della teatralizzazione.

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L’apertura allo scatenamento di significazione dell’assurdo possibile si muove in strutture di generazione continua fino a compiere un ciclo rivolgendosi al suo essere originario a cui ri-applica la medesima struttura: la messa in scena della messa in scena della messa in scena. E se l’oggetto comune poteva ri-significarsi entrando in un “luogo d’arte”, ora la mimesi dell’oggetto ri-significato viene ri-significata con la ri-collocazione nel luogo d’origine, il “luogo della non-arte”.
L’opera che ha elevato il puro atto di pensiero significante ad arte è risucchiata nel vortice del relativismo.

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Il pensiero si spinge al suo limite più estremo … l’angolo – Nell’angolo, claustrofobico incastro, il pensiero nell’illusione prospettica di piani paralleli si tende per raggiungere la linea immaginaria dell’intersezione.

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Se tutto è arte nulla lo è. Anche la parola stessa sprofonda nella perdità dell’identità; sovrapponendosi al tutto, viene nullificata. Nella scatola: contenitore, confine, limite identitario non c’è più nulla: nessuna idea, nessun pensiero. L’arte rimane come sempre arte dello svelamento, lo svelamento dell’annichilimento dell’arte.

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La nullificazione non può però accontentarsi di ritirarsi dagli atti, deve mettersi in scena , dare mostra di se pena la nullificazione della nullificazione. Ed ecco il rivolgimento all’atto ultimo della distruzione programmatica: proporsi e farsi riconoscere come strumento apposito di creazione/distruzione. Il pensiero artistico si dibatte nell’essersi spinto al dover essere nel nulla. Obbligato a dichiarare se stesso come un non essere che per potere essere il sé del non essere deve essere…

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….compiendo così l’annichilimento dell’atto di significazione, distruggendo il codice di comprensione nel paradosso.

foglio bianco

(1) Anders Krisár, -“THE BIRTH OF US (boy)” – Sculpture – 2006–07
Acrylic paint on polyester resin, fiberglass, oil paint, screw eye,
 steel wire, and wire lock, 41.8×33.3×12 cm

(2) Alva Bernardine – “CURTAIN CHAMELEON” – Photography

(3) Desiree Palmen – “SURVEILLANCE CAMERA CAMOUFLAGE” – Performance Maastricht 1999

(4) Tobias Faisst – “TRIANGULUM” – Photography

(5) Richard J. Evans – “INFORMATIONLEAK” – Installation- 2009
Laser-cut wooden letters

(6) Bible Warning Label – Commercial product

(7) Winkler + Noah, “LES FEMMES HERETIQUES” – Photography – 2010

(8) Anna Halldin-Maule, “A HEAD FOR FASHION”,
Oil Paint on Canvas, 48″ x 68″.

(9) Dont Panic Organize – graphic – anonymous

(10) Marco Testini – “AUTOCRITICA” – Installazione – 2009
dimensioni variabili – 200 dita in gesso e performance
http://www.marcotestini.it

(11) Ivan Puig – “HASTA LAS NARICES” – Instalación – 2004
http://www.ivanpuig.net

(12) Marcel Duchamp – “SI PREGA DI TOCCARE” – copertina per : Le surrealisme en 1947

(13) Marcel Duchamp – “50 CC AIR DE PARIS” – 1919

(14) Marcel Duchamp – “RUOTA DI BICICLETTA” – 1913

(15) Ji Lee – “DUCHAMP RELOADED” – Installation – 2008
sited at various locations in NYC; here in front of MoMA

(16) Irving Penn – “MARCEL DUCHAMP” – Photography – New York 1948
Gelatin silver print, selenium toned (1984), 9-9/16 x 7-7/1/16″, The Morgan Library & Museum; Gift of Irving Penn; 2007.14, Copyright 1984 by Irving Penn.

(17) Ben Vautier – “A BOX WITH NO IDEAS” – 1979

(18) Ben Vautier – “TOTAL ART MATCHBOX” – from Flux Year Box 2 c.1968
Fluxus Edition unannounced

(19) Bethan Huws – “What’s the point of giving you any more artworks when you don’t understand the ones you’ve got?”

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