Alessandro Bona Alessandro Negrini Omelie sul fondamento Omelia seconda

 

AnimaOmelia seconda

Pensare il fondamento

1. 1Cosa significa pensare il fondamento? E perché, per pensare, è necessario pensare un fondamento del pensiero? Se per pensare bisogna pensare un fondamento del pensiero, prima di pensare il fondamento occorre indubbiamente pensare un fondamento per il pensiero stesso. 2In assenza di tale fondamento del pensiero, qualsiasi indagine intorno al fondamento, qualsiasi tentativo di fondare il pensiero del fondamento, è vacuo. 3Due termini salienti emergono innanzitutto fin da ora: il pensiero e il fondamento. Che cos’è dunque il pensiero? E cosa il fondamento? E può il pensiero del fondamento essere fondamento del pensiero?

4Definire separatamente tali termini salienti, non gioverebbe ora alla ricerca che stiamo svolgendo. Dobbiamo infatti esporre un pensiero, il pensiero del fondamento, che a differenza di altri pensieri si presenta alla coscienza in modo del tutto particolare: nella pura ed immediata interezza della sua presenza. Per tale ragione, questo singolarissimo fatto della coscienza non può essere dimostrato ma deve essere mostrato; 5pur essendo uno tra gli innumerevoli fatti che accadono entro la coscienza, esso s’impone tuttavia come fatto che viene immediatamente alla coscienza, come ciò che si fa presente alla coscienza senza alcuna mediazione e nell’interezza del suo esserci immediato, 6ovvero come ciò che, nella coscienza, avviene libero da qualsiasi concatenazione associativa ormai irrigidita.

7Il pensiero del fondamento, in quanto pura presenza dell’unità di pensiero e fondamento che s’impone alla coscienza avvenendo in essa tutt’intera ed immediatamente, è quindi uno ed unico, 8e non può pertanto essere scisso negli elementi molteplici di un’argomentazione, i quali si rivelano, alla luce dell’unico ed immediato farsi presente del pensiero del fondamento alla coscienza, come i membri non vitali di un procedimento anatomico, 9o come le sterili operazioni di un esercizio didattico attuate a posteriori, dopo l’accadere del fondamento stesso nel pensiero.

2. 1Ma come possiamo dunque articolare il pensiero del fondamento in un discorso? Come potremo esporre e mostrare l’unicità immediata del suo accadere nella coscienza e del suo conseguente farsi nel pensiero, senza scinderla entro la mediazione delle molteplici determinazioni di un linguaggio? 2Come potremo, in generale, esprimere un fondamento, se ogni forma d’espressione deve a sua volta fondarsi sul fondamento, e rifarsi ad esso nella possibilità stessa di essere concepita, mentre il fondamento stesso è inesprimibile?

3Il fondamento quindi, in quanto inesprimibile, è nulla; eppure il nulla può essere espresso. 4Ma se l’essere un nulla del fondamento è esprimibile, allora esso è una forma dell’essere: se infatti il nulla non esistesse, non esisterebbe al contempo nemmeno il termine che lo esprime, ovvero non esisterebbe alcuna forma espressiva del fondamento poiché esso non sarebbe, sarebbe cioè nulla e, in quanto tale, nemmeno potrebbe essere espresso o concepito. 5Eppure il fondamento può essere espresso, ed esprimendosi come fondamento deve altresì essere posto necessariamente come la potenza di tutto ciò che è e di tutte le cose, mentre tutto ciò che è ed ogni cosa è fondamento in atto.

3. 1Che cosa implica dunque l’essere potenza di tutte le cose del fondamento? 2La natura del suo esser potenza di tutto ciò che è, significa che il fondamento è la possibilità di tutte le infinite cose che vanno a costituirsi in infiniti universi; e che esso è altresì sorgente inesauribile ed origine di tutto ciò che è. Difatti la possibilità è sorgente inesauribile del tutto.

3Se però il fondamento è nulla, essendo nulla la possibilità di tutte le infinite cose, allora esso è impossibile; ed ogni cosa che è, è impossibile e non ha alcuna possibilità di essere. Non è forse privo d’interna coerenza l’affermare che tutto ciò che è non ha possibilità di essere? Se tutto ciò che è non ha possibilità di essere, se ogni cosa è impossibile, allora ciò che è non è, ed essere significa non essere; ovvero, tutto ciò che esiste è nulla, giacché nulla è la possibilità di tutto ciò che è. 4Ma dire ciò altro non significa se non riconoscere che tutto ciò che è, è possibilità ed attuazione del nulla. Se quindi il fondamento è nulla, allora il nulla è la possibilità di tutto ciò che è, potenza originaria e sorgente inesauribile di tutte le cose che sono.

5Pensare il fondamento significa pertanto vedere il nulla senza poterlo né doverlo dimostrare, così come esso immediatamente ci si mostra nella pura presenza di una possibilità inesauribile di tutto ciò che è; 6significa cioè vedere la presenza del non essere come sorgente inesauribile dell’essere, come l’originario abisso di fondo indeterminato da cui si genera ed emerge il determinarsi di tutto il resto.

4. 1Ma come possiamo noi dunque concepire tale mistero assoluto e porlo a fondamento del pensiero? E come dal non essere può generarsi l’essere, come può dalla pura presenza del nulla originarsi la possibilità di tutto ciò che è? 2Tutto ciò può accadere, proprio perché il fondamento ci si mostra come nulla, così come la coscienza può costruirsene la rappresentazione.

3Esso avviene nella coscienza così come essa è predisposta ad accoglierlo, viene ad essa nel modo in cui le strutture noetiche che la caratterizzano lo consentono. Giacché è potenza inesauribile di tutto ciò che è, il fondamento non può non avvenire anche nella coscienza e, quindi, entro la struttura noetica mediante la quale essa conosce e si rappresenta qualsiasi oggetto di pensiero. 4Ma il fondamento è sorgente inesauribile, cioè possibilità infinita, il che equivale a dire che le forme noetiche applicabili ad esso possono essere infinite. Se le categorie trascendentali mediante le quali la coscienza può determinare l’indeterminato, tentando in tal modo di ridurlo ad un oggetto conoscibile, sono infinite, allora tale oggetto continuerà necessariamente a permanere come indeterminabile, come inconoscibile. 5E come potremo perciò conoscere il non conoscibile, 6come potremo applicare forme a ciò la cui natura essenziale consiste nel non avere forma, nell’essere senza forma?

7Giacché il pensiero è generatore di forme, e attraverso di esse conosce e costruisce la sua stessa realtà, occorre ricercare come esso si produca in quell’unica forma che possa fungere da medium, la quale cioè possa applicarsi adeguatamente non solo alla fonte stessa delle forme, ma anche a ciò che non ha forma. 8Tale forma è l’assenza stessa della forma di un oggetto determinabile; 9è quindi forma di un’assenza, è la forma dell’assenza di forma, 10poiché anche un’assenza, per essere pensata, deve essere determinata come forma.

5. 1L’evento del fondamento nella coscienza, il pensiero del fondamento, è dunque forma di un’assenza di forma.

2Ecco quindi perché il fondamento è nulla: esso è tale perché ci si mostra come nulla, si dà cioè alla coscienza nella forma della propria assenza, ovvero nella forma di un qualcosa che, in quanto assenza, è forma di una mancanza, forma di un nulla; 3di conseguenza, la fonte delle forme conosce e costruisce il pensiero del fondamento come evento del nulla. 4E tale è la sua realtà; in ciò consiste il suo essere nella coscienza.

5Il medium ricercato, il pensiero del fondamento o forma dell’assenza di forma, deve dunque essere strutturato in tal modo: 6da un lato, in quanto forma di un’assenza, deve poter essere pensato da ciò che lo genera, dalla fonte delle forme; dall’altro, in quanto assenza di una forma, deve invece poter evocare, entro la forma pensabile da esso generata, l’evento del nulla che avviene nella coscienza, vale a dire l’assenza stessa del fondamento che, tuttavia, si dà alla coscienza come presenza che deve essere pensata in quanto forma. 7Ma ciò che sgorga nel pensiero del fondamento, seppur nella forma della sua assenza, è l’infinita sorgente inesauribile del fondamento stesso; 8e come si può, quindi, contenere l’incontenibile? Come limitare l’illimitabile?

6. 1Il fondamento è potenza di tutto ciò che è; ma allora è anche potenza della coscienza; quindi già nell’in sé inconscio del fondamento è insita una certa possibilità di attualizzazione del fondamento stesso nella coscienza. E tale possibilità s’attua come autocoscienza del fondamento nel pensiero, come autoevidenza conscia dell’evento del nulla nella coscienza. 2Il pensiero del fondamento è dunque la coscienza del fondamento stesso che si pensa avvenendo nella coscienza come nulla.

3Pensando quindi il fondamento, ovvero il nulla come potenza di tutto ciò che è, il pensiero si potenzia e supera il proprio stato meramente trascendentale, supera cioè sé stesso in quanto fonte di forme determinate. 4Fintanto che il pensiero permane entro l’alveo del proprio stato trascendentale, che è la fase del suo sviluppo in cui si pensa come fonte di forme pure determinate a priori, esso vede se stesso in modo semiconscio e si costruisce concependosi come tale, giacché applica le forme che genera senza la piena coscienza della differenza tra sé e le forme da esso generate; 5le applica cioè astrattamente e meccanicamente, senza l’effettiva consapevolezza di sé come fonte generatrice delle forme applicate alla costruzione della propria realtà, 6e di conseguenza senza un reale controllo ed una concreta consapevolezza del processo generativo stesso.

7Per farsi presente a se stesso nella propria autenticità, per essere consapevole di sé, il pensiero deve essere consapevole anche della differenza di sé da tutte le forme in cui esso si genera. 8L’autentica presenza del pensiero a sé, ciò che ne annulla l’apparire, consiste quindi nella cessazione del processo di riflessione con cui il pensiero si genera nelle forme altre da sé, ivi compresa la forma del proprio apparire a sé come immagine di sé; 9tale presenza a sé del pensiero è pertanto assenza di ogni forma in cui esso si costruisce come rappresentazione: 10essa è, cioè, forma di un’assenza.

11Il fondamento è potenza di tutto ciò che è, quindi anche della coscienza entro la quale esso accade come evento del nulla; 12la coscienza perciò, il luogo in cui avviene il determinarsi del pensiero del fondamento, è una delle infinite possibilità d’attuazione del fondamento stesso 13e, proprio in quanto tale, il fondamento infinito può in qualche modo determinarvisi, può cioè costruirsi in essa come evento del nulla.

7. 1Il pensiero quindi, fonda se stesso pensando il fondamento come evento del nulla nella coscienza, pensandolo cioè così come esso entro la coscienza gli si mostra.

2Nell’attimo del disvelarsi del fondamento a se stesso, ovvero nell’evento in cui il fondamento si dà alla coscienza come nulla, il pensiero si fa presente a sé in quanto farsi coscienza del nulla del fondamento. 3Se il fondamento è ciò che si mostra a sé nella forma della propria assenza, se è ciò che si dà alla coscienza come forma del nulla, 4allora solo pensando il fondamento il pensiero si fa presente a sé, e fonda concretamente se stesso nella sua piena ed autentica autocoscienza; 5solo allora il pensiero può fondarsi, e si fonda sulla forma dell’assenza di forma del proprio apparire davanti a sé.

6Nella forma del nulla, come in uno specchio oscuro sulla superficie del quale non può delinearsi alcuna immagine, il pensiero non riesce più a riflettersi come forma altra da sé: 7al cospetto del nulla viene meno ogni forma determinata in cui la fonte delle forme possa riflettersi; e viene meno altresì la possibilità per il pensiero di apparire innanzi a sé come forma determinata. 8Davanti al fondamento che si mostra come nulla, il pensiero non può più apparire a se stesso, né può generarsi come forma altra da sé.

9Cessa quindi la forma determinata di ogni rappresentazione, ma continua a permanere la forma indeterminata di quel puro rappresentare in cui consiste l’attività del pensiero: 10la pura forma del rappresentare, indeterminata in quanto vuota di ogni materia, ci si rivela in tal senso come forma del vuoto, come forma cioè di un qualcosa che è assente, come la forma dell’assenza di ogni forma.

11Ecco così, come il pensiero del fondamento possa essere anche immediatamente il fondamento del pensiero.

8. 1Per fondarsi, per farsi presente a sé, il pensiero deve pensare il fondamento; ma esso si dà alla coscienza mostrandoglisi come evento del nulla; quindi, il pensiero del nulla del fondamento, la forma della sua assenza, è il fondamento del pensiero.

2E proprio sulla forma di un’assenza di forma si fonda il pensiero: 3dal non essere della pura forma vuota di ogni determinazione, esso trae l’essere di ogni sua possibilità fondativa, di ogni sua possibilità di farsi altro da sé nella determinazione. 4Il nulla, la non determinazione, è come l’oscura sostanza da cui il pensiero genera le luminose forme del proprio autodeterminarsi; 5e nel fare ciò, nel pensare in tal modo il fondamento, esso si fonda.

6Così ci si disvela, in fine, una delle infinite prospettive del mistero assoluto: 7il pensiero, in quanto pensiero del fondamento, diviene il fondamento stesso; quindi in concreto lo è. 8Ecco dunque: la soluzione dell’enigma di un pensiero del fondamento fin dall’inizio già ci si mostrava; 9ma per rendercene conto era necessario pensare il fondamento come evento del nulla nella coscienza, come forma di un’assenza. 10Esso d’altronde, il fondamento, in tal modo si dà alla coscienza; e in tal modo, quindi, deve pensarsi ed essere pensato.

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