La Separazione Meta-Trascendentale di Pensiero e Reale, secondo Ray Brassier

Oggi ritorno su un autore, Ray Brassier, che ho già presentato in un post precedente con un estratto dal suo primo libro teoretico “Alien Theory. The Decline of Materialism in the Name of Matter” (2001), attraverso un estratto dal suo successivo “Nihil Unbound. Enlightenment and Extinction” (2007).

In particolare, ho selezionato dal capitolo 5, che ritengo essenziale, intitolato “Being Nothing” (Essere Niente),  l’inizio del paragrafo 5 “Determination in the last instance” (determinazione-in-ultima-istanza) e il paragrafo 9 “Transcendental Unbinding”, che tradurrei con “Separazione Trascendentale” (ma che possiamo anche intendere come non-relazione o “slegamento” trascendentale, sottintendendo fra pensiero e reale).

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Nihil Unbound (2007)

Prima di presentare i brani, come al solito, una breve premessa – spero chiarificatrice per quanto possibile – del quadro teoretico nel quale essa è inserita.

Intanto, occorre precisare che nel capitolo in esame Ray Brassier affronta due autori che sono al tempo stesso vicini ed opposti, ossia Alain Badiou (il pensatore, potremmo dire, della “decisione ontologica” e della relativa scissione fra Essere ed Evento) e François Laruelle (il pensatore della “non-decisione (meta-) trascendentale” e del Reale come immanenza radicale e forclusa al pensiero), ma che dalla sua prospettiva sono essenziali per un pensiero dell’essere (che, come vedremo, è distinto dal reale) finalmente svincolato, o auspicabilmente tale, dall’idealismo fenomenologico-trascendentale (Kant, Hegel, Husserl, Heidegger, Henry, Levinas ecc.) come dal pensiero dell’immanenza e dal vitalismo (Deleuze, Guattari, Bergson), ma anche da quella parte del pensiero analitico di matrice anglo-sassone che, come i precedenti, finisce con il ricadere nello Schema di Pensiero correlazionale di presupposizione/posizione (es. Churchland, Quine, Sellars) tendendo a chiudersi in un circolo auto-referenziale ed auto-sufficiente  (cosiddetto “correlazionismo”) fondato sul citato schema e sulla relativa “sintesi trascendentale”.

L’importanza di Alain Badiou individuata da Brassier è nell’aver svincolato, mediante la sua “ontologia del vuoto”, l’essere da ogni senso e significato originario individuando nel significante del vuoto il nome proprio dell’essere in quanto tale.

Cosa significa ciò?

Significa che Badiou, postulando come sappiamo che l’ontologia è nient’altro che la teoria assiomatica degli insiemi ZFC (posizione meta-ontologica, che lo stesso Laruelle ha criticato), ha evidenziato come la relazione originaria ontologica sia quella di non-appartenenza, ossia l’insieme vuoto (che è quell’insieme al quale non appartiene alcun altro insieme), sulla cui base si fonda ogni altra relazione (che si rammenta è esprimibile sempre da un insieme).

L’insieme, pertanto, è una individuazione contingente determinata da una o più proprietà attraverso le quali si “conta come uno” un molteplice, ma tale individuazione è, per così dire, di tipo derivato e dipende in primis dalla non-appartenenza (l’insieme vuoto) e poi dalla relazione di appartenenza che viene stabilita solo in un secondo momento per raggruppare una molteplicità all’interno dell’unità.

Prima di tale “conto come uno” (che è una mera operazione e che il filosofo assimila pertanto al non-essere), però, ci dice Badiou che c’è solo la molteplicità inconsistente, ossia la molteplicità di molteplicità letteralmente indifferente ad ogni relazione pre-definita: tale disseminazione che non appartiene ad alcun molteplice è proprio il Vuoto, che però per Brassier è ancora un concetto ideale (ed ontologico, infatti per Brassier l’ontologia è un pensiero ideale e trascendente) del Pensiero e come tale deve essere ulteriormente “depurato” (e, come vedremo, ridefinito ad un livello “meta-trascendentale”) in quanto radicale sottrazione del Reale al Pensiero e ad ogni relazione privilegiata ed originaria con esso (contro, ad esempio, la co-appartenenza di tipo heideggeriano fra Essere-Ereignis e Dasein o la reciproca presupposizione fra vissuto esperenziale-intuizione ed Io trascendentale in Husserl).

Per Brassier, infatti, il Vuoto è effettuato al livello (meta-)trascendentale teoretico (quindi si elimina, in tal senso, il concetto di “vuoto ontologico”) dal pensiero filosofico che in tal modo si sutura ad un Reale che è Essere-Niente, cioè la assoluta sottrazione ad ogni relazione originaria fra pensiero e reale stesso.

E’ chiaro che in questa prospettiva, che chiameremo di “realismo trascendentale” (in quanto è al livello meta-trascendentale che si effettua la forclusione del Reale mediante il Pensiero), si nega l’assioma parmenideo in base al quale “pensiero ed essere sono lo stesso” e si cerca di uscire da quello che Laruelle chiama il “Principio di Sufficienza” filosofica, ossia la auto-sufficienza del pensiero teoretico filosofico che così, per usare la terminologia badusiana, sarà “sotto condizione” del pensiero scientifico (sempre, ovviamente, in termini critici e problematici) ed in continua tensione e risonanza con esso.

E’, infatti, con Laruelle che secondo Brassier si arriva a determinare una Struttura Meta-Trascendentale, quindi non-ontologica e non-fenomenologica (e presumibilmente non idealistica), in grado di coniugare l’assunto badusiano di un essere-vuoto insensato ed indifferente con un pensiero del Reale in cui si attua una netta separazione  (il “transcendental unbinding”, appunto) fra pensiero e reale stesso (una disgiunzione unilaterale).

Tale separazione, però, non è una separazione ontologica e, quindi, un dualismo di matrice cartesiana fra pensiero e reale, ma è una separazione assiomatico-teoretica di tipo meta-trascendentale, che è quel livello in cui, come vedremo nel brano proposto in seguito, si determina la determinazione trascendentale in quanto tale.

Infatti, laddove il Reale o Essere-Niente è per Laruelle e Brassier la Causa Determinante e necessaria il Pensiero è la Causa Occasionale e sufficiente (nonché contingente) mediante la quale si produce al livello operativo-funzionale trascendentale (ma non ontologico) una Dualità Unilaterale (la struttura laurelliana in questione), che è una Identità-senza-unità ed una Dualità-senza-distinzione tra soggetto ed oggetto.

Ne consegue che a tale livello assiomatico radicale (e, quindi, teorematico) si presuppone una sorta di Presupposto Radicale (si ripropone, dunque, la radicalità di un pensiero assiomatico come in Badiou), che è il Reale o Immanenza Radicale (il “fenomeno in sé” di Laruelle, che lui chiama anche “One-in-One”) in quanto Non-Relazione originaria al Pensiero (causa occasionale), il quale però essendo effettuato dal Reale stesso (che è causa determinante) risulta determinato ed identico-in-ultima-istanza ad esso al predetto livello meta-trascendentale, che è per definizione non-decisionale e non-filosofico (cioè non auto-sufficiente, si elimina lo schema circolare fenomenologico-trascendentale come schema fondamentale ponendolo come oggetto del pensiero “meta-trascendentale”).

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Credit: Gruppo FB dedicato a F. Laruelle

Il concetto fondamentale di questo “operatore meta-trascendentale” attraverso il quale si produce l’intersezione, per così dire, di pensiero e reale è la Determinazione-in-ultima-istanza, che nelle parole di Brassier :

“The real qua being-nothing is not an object but that which manifests the inconsistent or unobjectifiable essence of the object = X. Thus ‘objectivity’ can be redefined to index the reality which subsists independently of conditions of objectification tethered to transcendental subjectivity, whether the latter be called ‘Dasein’ or ‘Life’.

(Il reale in quanto essere-niente non è un oggetto ma ciò che manifesta l’essenza inconsistente e inoggettivabile dell’oggetto=X. Così l’ ‘oggettività’ può essere ridefinita per indicizzare la realtà che sussiste indipendentemente dalle condizioni di oggettificazione legate alla soggettività trascendentale, siano queste ultime chiamate ‘Dasein’ o ‘Vita’).

What is truly original in Laruelle’s work resides not in ‘non-philosophy’ understood as an aggravation of deconstruction compounded by an overdose of phenomenological solipsism – which is precisely what his obsession with fixing the essence of philosophy threatens to reduce it to – but rather in defining conditions under which thinking does not intend, reflect, or represent its object but rather mimes its unobjectifiable opacity insofar as the latter is identical-in-the-last-instance with a real which is ‘foreclosed’ to objectification. This is what Laruelle calls ‘determination-in-the-last-instance’ – thought’s effectuation of the object’s unobjectifiable essence in its non-synthetic identity with the real:

(Ciò che è veramente originale nel lavoro di Laruelle risiede non nella ‘non filosofia’ (Laruelle definisce così il suo pensiero, o anche “non standard philosophy”, ndT) intesa come una estremizzazione della decostruzione combinata ad un’ overdose di solipsismo fenomenologico – che è precisamente ciò a cui con la sua ossessione di fissare l’essenza della filosofia rischia di ridurre la stessa – ma piuttosto nel definire le condizioni sotto le quali il pensiero non può intendere, riflettere o rappresentare il suo oggetto ma piuttosto mimare la sua inoggettivabile opacità nella misura in cui è identico-in-ultima-istanza con un reale che è ‘forcluso’ alla sua oggettificazione. Questo è ciò che Laruelle chiama ‘determinazione in ultima istanza’ – l’effettuazione del pensiero dell’ essenza inoggettivabile dell’oggetto nella sua identità non-sintetica con il reale:)

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F. Laruelle, Credit: Isso Grado

Determination-in-the-last-instance is the causality which renders it universally possible for any object X to determine its own ‘real’ cognition, but only in the last instance […] X […] is not known in exteriority, in idealist fashion, but by itself without this identity between the real and its cognition assuming a dialectical form (real = rational, etc.) since it takes the form of determination-in-the-last-instance.

(La determinazione-in-ultima-istanza è la causalità che rende universalmente possibile per un oggetto X determinare la sua “cognizione reale”, ma solo in ultima istanza […] X  […] non è conosciuto nella esteriorità, in una modalità idealistica, ma da sè stesso senza che questa identità fra il reale e la sua cognizione assuma una forma dialettica (reale=razionale, ecc.) dal momento che esso assume la forma di determinazione-in-ultima-istanza.)

There is no transcendent subject; cognition is the subject, its ‘own’ subject so to speak, as much as its own object, but only by virtue of the ‘last-instance’ of the real. It is as though we were to insist that the ‘matter’ of materialism should cognize itself and be capable of its own theorisation without having to pass through dialectical identity or some other philosophical apparatus designed to ensure the reversibility between the known object and the knowledge of the object. […]

(Non c’è un soggetto trascendente (nè trascendentale, ndT); la cognizione è il soggetto, il “suo” soggetto per così dire, così come il suo oggetto, ma solo per mezzo della “ultima-istanza” del reale. E’ come se insistessimo che la “materia” del materialismo dovesse conoscere sè stessa e essere capace della sua propria teorizzazione senza dover passare attraverso l’identità dialettica o qualche altro apparato filosofico designato ad assicurare la reversibilità tra oggetto conosciuto e la conoscenza dell’oggetto. […] )

Cognition is heterogeneous to the known object, but it is the latter which determines it in the last instance. The object X is at once – though without being divided philosophically – cause-of-the- last-instance of its own knowledge and known object. […] The old problem of the possibility of knowledge is not resolved by invoking a transcendental subject or foundation but by the real’s being foreclosed to knowledge, or by every object’s being-foreclosed to its own cognition; a being-foreclosed which does not render knowledge possible but rather determines it. (Laruelle, 2000)”.

(La cognizione è eterogenea all’oggetto conosciuto, ma è quest’ultimo che la determina in ultima istanza. L’oggetto X è al tempo stesso – sebbene senza essere filosoficamente diviso – causa di ultima istanza della sua stessa conoscenza e oggetto conosciuto. […] Il vecchio problema della possibilità della conoscenza non è risolto invocando un soggetto o una fondazione trascendentale, ma dalla forclusione del reale alla conoscenza, o dall’essere forcluso di ogni oggetto alla sua cognizione; un essere-forcluso che non rende la conoscenza possibile ma piuttosto la determina. (Laruelle, 2000) )

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Ray Brassier, Credit: Isso Grado

Dunque, come dice Brassier, è l’ “oggetto che diviene il soggetto che determina la sua manifestazione oggettiva”, una sorta di “oggetto pensante” non-dialettico ma “dualmente unilateralizzato” dal reale.

Come già accennato nel post sul Soggetto-Alieno teoretico trascendentale, il Reale non è una “sostanza spinoziana” quanto piuttosto una Radicale Immanenza forclusa al pensiero, che è determinato da essa in ultima istanza, cioè agisce come una Condizione Negativa o Sottrattiva (una “istanza funzionale trascendentale”, ma non è da confondere con un Nihil Absolutum), non dialettica, e come causa determinante e necessaria che ha nel pensiero la sua causa sufficiente ed occasionale mediante la quale è possibile l’oggettivazione ideale e quindi il pensiero filosofico e quello non-filosofico.

Il Pensiero, però, è innanzittutto causato (causa sufficiente) dalla sua “dimensione ideale” e solo dopo può effettuare la propria forclusione al Reale in quanto causa necessaria e propria determinazione-di-ultima-istanza: tale effettuazione avviene al livello meta-trascendentale, non-tetico e non auto-sufficiente ed auto-posizionale.

Il Reale, pertanto, sarà nelle parole di Laruelle :

“The Real is neither capable of being known or even “thought,” but can be described in axioms. On the other hand, it determines-in-the-last-instance thought as non-philosophical.” (Laruelle, 1998, Dictionary of Non-Philosophy)

(Il Reale non è nè capace di essere conosciuto o anche di essere “pensato”, ma può essere descritto in assiomi. Dall’altro lato, esso determina-in-ultima-istanza il pensiero come non-filosofico.)

Esso sarà, per tale motivo, sempre in eccesso rispetto al pensiero che, però, al livello meta-trascendentale effettuandone la forclusione sarà (per i nostri filosofi) identico-in-ultima-istanza ad esso nel suo processo di oggettivazione ideale sempre “in progress”.

Ed eccoci, infine, al paragrafo 9 intitolato “Transcendental Unbinding” (Slegamento trascendentale, sottinteso fra pensiero e reale), dove si evidenzia la struttura di “dualità unilaterale”, il concetto di “unilateralizzazione” e di “funzione meta-trascendentale”.

“Unilateralization hamstrings dialectics.

(L’unilateralizzazione rende inefficace la dialettica.)

A unilateral duality is a structure comprising non-relation – the object X as unilateralizing identity – and the relation of relation and non-relation – objectifying thought as unilateralized difference between X and Y, identity and difference .

(Una dualità unilaterale è una struttura che comprende la non-relazione – l’oggetto X come identità unilateralizzante – e la relazione di relazione e non relazione – il pensiero oggettivante come differenza unilateralizzata tra X e Y, identità (il Reale, ndT) e differenza (tra Reale e Pensiero, ndT). )

Unlike more familiar instances of unilaterality in philosophy, which ultimately always retain two sides, the unilateral duality effectuated by determination-in-the-last-instance is a duality with only one side: the side of objectification as difference (relation) between X (non-relation) and Y (relation).

(A differenza di istanze più familiari di unilateralità in filosofia, che essenzialmente conservano due lati, la dualità unilaterale effettuata dalla determinazione-in-ultima-istanza è una dualità con un solo lato: il lato di oggettivazione come differenza (relazione) tra X (non-relazione) e Y (relazione).)

Accordingly, where dialectics invariably orbits around the relation of relation and non-relation as apex of reflexivity – which is also the apex of idealist narcissism, since it converts every ‘in-itself’ into a ‘for us’ – the unilateral duality effectuated by determination-in-the-last-instance exemplifies an irreflexive and hence non-dialecticizable disjunction between objectifying transcendence and unobjectifiable immanence; one which embodies the non-relation of relation and non-relation.

(Di conseguenza, dove la dialettica orbita inevitabilmente attorno alla relazione di relazione e non relazione come apice della riflessività – che è anche l’apice del narcisismo idealistico, dal momento che converte ogni “in sé” in un “per noi” (il correlazionismo, ndT) – la dualità unilaterale effettuata dalla determinazione-in-ultima-istanza esemplifica una disgiunzione irriflessiva e quindi non dialettizzabile tra trascendenza oggettivante e immanenza inoggettivabile; una (disgiunzione) che incorpora la non-relazione di relazione e non-relazione.)

Unlike every variety of reflection, whether transcendental or dialectical, determination-in-the-last-instance effectuates a unilateral duality with only one side – the side of objectifying transcendence.

(Diversamente da ogni tipologia di riflessione, sia trascendentale o dialettica, la determinazione-in-ultima-istanza effettua una dualità unilaterale con un solo lato – il lato della trascendenza oggettivante.)

Since the latter is always two sided, i.e. dialectical, determination-in-the-last-instance effectively unilateralizes dialectics. Thus unilateralization cannot be dialectically re-inscribed.

(Dato che quest’ultima è sempre a due lati, per esempio la dialettica, la determinazione-in-ultima-istanza effettivamente unilateralizza la dialettica. Così l’unilateralizzazione non può essere re-inscritta dialetticamente.)

Moreover, the radical separation or unilateral duality between being-nothing as already-manifest and ontological transcendence as mixture of manifest and manifestation is itself already-manifest (but without-manifestation).

(Inoltre, la separazione radicale o dualità unilaterale tra essere-niente come già-dato e trascendenza ontologica come miscela di presenza e presentazione è essa stessa già-data (ma senza-donazione).)

In other words, at the deepest level of analysis, the unilateralizing force (or non-dialectical negativity) proper to Laruelle’s ‘non-’ does not merely consist in separating X’s unobjectifiable immanence from its transcendent objectification in the form of a unilateral duality, but more fundamentally, in separating the objectification of the dyad ‘objectifiable/unobjectifiable’ from the already-manifest unilateral duality separating dyadic objectification from unobjectifiable duality.

(In altre parole, ad un livello di analisi più profondo, la forza unilateralizzante (o negatività non-dialettica) propria del ‘non’ di Laruelle – non consiste soltanto nel separare l’immanenza inoggettivabile di X dalla sua oggettificazione trascendente nella forma di una dualità unilaterale, ma più fondamentalmente, nel separare l’oggettificazione della diade ‘oggettivabile/inoggettivabile” dalla dualità unilaterale già-data che separa l’oggettificazione diadica dalla dualità inoggettivabile.)

In other words, not only is the difference between unobjectifiable immanence and objectifying transcendence only operative on the side of the latter; more importantly, the duality between this difference and the real’s indifference to it becomes operative if, and only if, thinking effectuates the real’s foreclosure to objectification by determining the latter in-the-last-instance.

(In altre parole, non solo la differenza fra l’immanenza inoggettivabile e la trascendenza oggettivante è solo operativa dal lato di quest’ultima; più significativamente, la dualità fra questa differenza e l’indifferenza del reale ad essa diviene operativa se e soltanto se il pensiero effettua la forclusione del reale all’oggettivazione determinando quest’ultima in-ultima-istanza.)

The difference/indifference distinction is an objectifiable difference; but it becomes unobjectifiable and hence transcendental when determination-in-the-last-instance effectuates the real’s indifference to objectification.

(La distinzione differenza/indifferenza è una differenza oggettivabile; ma diviene inoggettivabile e quindi trascendentale quando la determinazione-in-ultima-istanza effettua l’indifferenza del reale all’oggettivazione.)

More exactly, it becomes transcendental through what Laruelle calls the ‘axiomatic ultimation’ whereby determination-in- the-last-instance assumes the ultimate identity between the object as transcendently given cause and the real as already-given cause without positing or presupposing this identity via an act of synthesis.

(Più esattamente, essa diviene trascendentale attraverso ciò che Laruelle chiama “ultimizzazione assiomatica” dove la determinazione-in-ultima-istanza assume l’identità finale tra l’oggetto come causa data trascendentalmente e il reale come causa già-data senza porre o presupporre questa identità attraverso un atto di sintesi.)

Only by being effectuated as ultimate cause for thinking does the real qua last-instance become capable of determining the difference/ indifference distinction as a unilateral duality. This is why Laruelle characterizes determination-in-the-last-instance as a ‘transcendental’ operation: it determines every difference posited and presupposed through objectifying synthesis as the object’s indifference to determination – an indifference which is now effectuated in and as the subject of thought.

(Solo essendo effettuato come causa ultima per il pensiero il reale in quanto ultima-istanza diviene capace di determinare la distinzione di differenza/indifferenza come una dualità unilaterale. Per questo motivo Laruelle caratterizza la determinazione-in-ultima-istanza come una operazione ‘trascendentale’: essa determina ogni differenza posta e presupposta attraverso una sintesi oggettivante come l’indifferenza dell’oggetto alla determinazione stessa – una indifferenza che è ora effettuale nel e come soggetto del pensiero.)

In this regard, if objectifying synthesis is transcendental, then the unilateralization of such synthesis is meta-transcendental: it determines determination as such. More precisely, it determines transcendental determination qua synthesis of real object and ideal objectification as a disjunction which unbinds objective synthesis in the unilateral duality comprising the identity of X’s unobjectifiable reality and the difference between X’s ideal objectification and its unobjectifiable reality. Accordingly, unilateralization is tantamount to a transcendental unbinding.

(In relazione a ciò, se la sintesi oggettivante è trascendentale, allora l’unilateralizzazione di tale sintesi è meta-trascendentale : essa determina la determinazione in quanto tale. Più precisamente, essa determina la determinazione trascendentale in quanto sintesi dell’oggetto reale e dell’oggettivazione ideale come una disgiunzione che separa la sintesi oggettiva nella dualità unilaterale composta dall’identità della realtà inoggettivabile di X e dalla differenza fra la oggettivazione ideale di X e la sua realtà inoggettivabile. Di conseguenza, l’unilateralizzazione è equivalente ad una “separazione trascendentale”.)

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La struttura concettuale trascendentale elaborata da Ray Brassier, che come abbiamo visto cerca di coniugare l’ontologia del vuoto di Badiou con l’approccio meta-trascendentale ed assiomatico di Laruelle è indubbiamente una struttura alquanto complessa e di non immediata comprensione in quanto esula da una formalizzazione logica di tipo classico (la non relazione e la relazione di relazione e non relazione all’interno della “dualità unilaterale”).

Essa, per altro, si pone l’obiettivo ambizioso di coniugare due diverse esigenze: la prima è quella di svincolare il Reale dall’essere di ogni ontologia idealistica e di ogni fenomenologia soggettivo-trascendentale, così come di ogni filosofia analitica che riduca il presupposto ad un dato modello logico o scientifico, la seconda è quella di definire un livello meta-trascendentale e teoretico-assiomatico nel cui ambito realizzare un accesso del pensiero al reale, che viene postulato come sempre eccedente e forcluso, radicalizzando in ciò Kant ma recuperando al tempo stesso in parte Hegel nella possibilità accordata al “soggetto-alieno” (o “the Stranger” secondo il lessico di Laruelle) di conoscere “il mondo in sè” (ma evidentemente non il Reale che resta sempre in eccesso come condizione negativa).

Non è del tutto chiaro se tale struttura teoretica, fondata su una sorta di “eresia assiomatica” (come la definisce Brassier), sia davvero, come sostenuto dall’autore, scevra da presupposti idealistici (per quanto non dialettici e non correlazionali) ma è altresì da apprezzare l’obiettivo teoretico di porre in questione, negandolo, l’assioma parmenideo e con esso ogni forma di auto-sufficienza filosofica, lasciando contestualmente emergere come l’essere della filosofia sia in realtà ben distinto dal Reale (forcluso) e d’altro canto come proprio attraverso la questione dell’essere sia possibile “approdare” all’Essere-Niente del Reale (il “Nihil Unbound”).

Ne emerge una forma di nichilismo radicale che però non si pone in termini di un materialismo metafisico ed ideologico (es. il pensiero di ispirazione marxista), ma piuttosto come forma di “scetticismo trascendentale” (da non confondere con lo scetticismo tout court) che rielabora un materialismo per così dire “non-materialista”, cioè, sulla scia di Laruelle, un “materialismo non-filosofico” cioè “non-decisionale” che non presuppone alcunché se non una “materia radicale” (il Reale, “la materia stessa”) e forclusa al pensiero, il quale dunque può accedere ad essa solo teoreticamente ed effettuandone la forclusione “in ultima istanza”.

Tale nichilismo di matrice materialistico-trascendentale sarà, evidentemente, “sotto condizione” del pensiero scientifico ma proprio in quanto trascendentale sarà anche in grado di porre il pensiero scientifico stesso come proprio “oggetto” e dunque sarà potenzialmente in grado di estrarne la “metafisica implicita” per sottoporla a critica.

Trattandosi di un pensiero (sia Brassier che Laruelle, come del resto il citato Badiou), come visto in questo breve scritto, articolato e complesso avremo modo di estrarne ulteriori aspetti concettuali, elementi di comparazione e le relative possibili implicazioni filosofiche.

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Nota:

Per una efficace sintesi del pensiero non-filosofico di Laruelle può essere utile questo articolo sul “The Warwick Journal of Philosophy”.

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