“Ti ho sognata” di Enrico Marra

Ti ho sognata,
pezzi di te erano per casa
biancheria sexy ad asciugare,
l’accappatoio bagnato buttato in terra;
ero seduto in un angolo buio: ti guardavo.
Bevevo prosecco, un sorso per ogni bolla,
ciò che era straniero si è presentato: il dolore.
Ti abbracciavo, pensieri delicati come ali di piuma;
mentre il sole affondava la luce in un tunnel invisibile.
Avvolgevo il tuo corpo intorno con echi e suoni in minore,
lingue che si contorcevano tra loro mentre affittavano le labbra;
la temperatura fusa in mistero e magia in tinta: come neve al caldo.
Le lacrime sgorgavano come fiumi in piena sulla riva dei tuoi occhi,
la tua bocca; una finestra aperta con l’odore della nostra memoria.
Specchi pallidi adottavano battaglie per brillare come monumenti,
gemiti che tremavano e poesia a gocce come flebo per il sangue.
Erano oceani di pensiero che diventavano in breve tempo erba,
in qualche modo luce; sfuggita come un cristallo spensierato.
Quei baci, tessevano vocali di pelle scongelando sentimenti,
bagliori; visioni di etere etilico come smorfie sui nostri volti.
Svegliarmi è stato come cadere nel rumore delle fabbriche,
trascendere nella commedia e la vita tra quantità e qualità.
E di nuovo tra le ragioni, i torti; soggioganti e soggiogati.
Un santo nella tempesta con armonia fredda e criminale.
L’onere di un significato, è la calma di una conoscenza,
si arde al sole nudi come ciliegi e rami cotti all’angolo;
in qualche modo dormiamo in un futuro che danza:
miscelando dolore e meraviglia con eroismo muto.
E poi ci si sveglia; quando la storia è alla deriva.
Le parabole isteriche si trasformano in dolore,
essere quello che si è; è solo quello potevi.
La notte del dio in terra è come un albero,
condannato ai suoi rami e all’immagine;
oscurata dall’ombra della tua memoria:
dove si rideva per l’eternità nascosta.
Ora, deambulo e batto quasi ubriaco,
ho amato e contato le tue stagioni;
nelle pareti bagnate come prigioni.
Noi, è stato la metafora di un letto;
una narice bianca senza amore:
e la nostra lotta finita in ombra.

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