Rex… altrove

Forse… tre anni dopo… l’eccidio dei Talennes… Rex giunse… in Europa…
Forse … tre mesi dopo… uscendo dalla Piazza del Mercato… che sorge sull’antico anfiteatro… si diresse… a passi leggeri… verso l’incerta… meta del viaggio…
Non gli era successo nulla… proprio nulla… da forse… tre settimane…
L’Archivio cittadino era… in definitiva… l’Archivio dello stato… Forse… tre miliardi di microstorie che… come tanti mattoni d’argilla… stavano costruendo l’insieme… delle storie immaginabili… Ogni stanza… era una specie di tormento…
“Jorgiño!… Sarai sicuramente impazzito… quando hai visto tutti questi… tomi… con quei fili penduli di pergamena… così illeggibili… così infiniti…”
Quanti rubri… macchiati di sangue… che è vano definire innocente… Quante guerre servirono… da calamai… Ecco… la copertina di un volume… preso a caso… rivela un’origine… straniera… E’ stata… lacerata… da un più antico manoscritto e… come si dice oggi… riciclata… La parola è sempre stata… una bocca… famelica… di altre parole… la chiesa… di altre chiese… la gente…di altre… genti… I libri che mangiano i libri!… Lo dicono a Pixuntum City… ‘quannu su muortu… tinni fai nu tianu… quando sono morto… di me fai un tegame…’
Ma è forse vero che… ‘…le radici della storia sono molto lontane…’ Tanto fu scritto… il 2 luglio… 1064… e tanto… otto secoli dopo… qui… seppe leggere… lo smilzo… fuggitivo…
“Quando leggo le storie degli altri… degli altri vorrei viver la vita…
Vivendo milioni di anni o milioni di vite… forse… riuscirei a leggere tutti i libri scritti dagli Altri…
No… che non ce la farei!… Gli Altri… scriverebbero ancora… miliardi d’Altri libri!…
Ma il tempo… in questo luogo… non… non…”
“Non…”
“Ehi!…”
“Ehiiiiii… compañero! Il tuo… lungo… ozio… è finito…”
– Rex!
– Dimmi… Tiger… Finalmente!… Sono tre giorni almeno che mi segui…
– Lo immaginavo che te ne eri accorto…! Presto… Rex…! Leggi qua…!
L’Indiano gli porse la pagina strappata da un giornale vecchio di qualche mese… L’articolo era intitolato: “La tragica trasformazione di un eroe in assassino”
Rex l’appallottolò senza manco leggerlo.
– Orsù! – disse.
Montarono a cavallo, traversarono l’oceano, scesero dalla nave e rimontarono a cavallo. In breve giunsero a Washington…
Oltre ai due Jim e a Tiger… c’era anche Gino… il grande, indimenticato amico… inattuale… col suo mito Ernesto al fianco… e… con l’indomito Giuseppe… l’idealista… la stessa camicia rossa e… l’identico basco… Scostato… di poco… c’era… Egidio… detto Valter… che più degli altri… capiva la gravità del momento… e sentiva in cuore… la grande ingiustizia…
Dal gruppo degli artisti s’alzava… la voce bassa di Fabrizio… volato quell’estate… insieme al rauco Lucio… che odiava la confusione… Planato all’ultimo momento… c’era… anzi… partecipava… Giorgio… che canticchiava la sua “Porta Romana Bella”… insieme al vecchio Henry… omonimo e forse… cugino alla lontana… del nostro ex eroe… Ah!… Se gli stavi davanti… sentivi… la presenza dei suoi occhi… zichi e immensi… che ti sospingevano!
C’era… travestito da Arlecchino… il riccioluto Allen… sempre giovane e matto… con Jack… il più grande sé-narrante d’America… a braccetto con l’ossesso Henry e con Charlie, sic et simpliciter… e c’era lo slavo Gregory… i cui orologi impazziti… avrebbero gonfiato una mongolfiera… dava la mano all’odiato nemico d’un tempo: Albertino… E su tutti quanti aleggiava… come Dracula… William Steward Burroughs… nome che rifugge i vezzeggiativi… del cui Nudo Pasto… feci… l’infanzia scorsa… una bella indigestione…
C’era l’Abissino Arthur… a braccetto con Billly the Kid… il sorriso li accomunava… C’era appresso a loro… Luki Luke… che era appena guarito dal vizio del fumo… sul prode Jolly Jumper… e Rantaplan che ruzzava con l’amico Flok!
C’era Buffalo Bill… baffi e pizzetto… e Pecos Bill… col suo ciuffo stinto… alla moda di Elvis… C’era poi tanta… tanta altra gente…
C’era Zorro, con al fianco Maschera Nera, il suo spettrale emulo…
C’era Zagor… munito di scure… col nobile Chico… C’era Capitan Miki… in groppa a Napoleone… il corso che non conobbe Waterloo… con Doppio Rhum e Salasso… C’era il Piccolo Ranger… che cavalcava appaiato al Piccolo Sceriffo… C’era il Comandante Mark… con Gufo Triste e Mister Bluff… e Flok… che rincorreva l’amico Rataplan… C’era Blek Macigno… dal fisico possente… insieme a Roddy e al Professore… C’era Alan Mistero… il Fregoli del West… C’era Lone Ranger… col fido Tonto… C’era Lone Wolf… che una sola volta pianse… quando sparò al cavallo morente… C’era Kinowa… che assomigliava a Fantomas… C’era Winoga… detto Occhio di Falco… C’era… Sartana… dal volto impenetrabile… e gli occhi a fessura… C’era Trinità… col suo immane fratellino… e c’era Ringo… el malo gringo…
C’erano… appaiati… il Corto di Malta… e il No Amazzonico… l’occhio diritto… un po’ perso… sovrappensiero… ignari, ma consapevoli!, l’un dell’altro…
Poco più in là, l’amico Dylan, solo come il suo secondo nome. Ma sì, oggi chi ti manca è proprio un Groucho. Anzi, ti ci vorrebbero tutti e due!
Veniva… ognuno… da lontano… dalla mia inf… infanz… infanzia…! di cui dissi… e che ancor…!
E si ritrovarono… tutti quanti… in Piazza d’Armi… davanti e dietro… al Monumento…
In coda al corteo … sfilavano più di mille cowboy a cavallo… coi winchester e i lazo appesi alle selle… e… più numerosi delle cavallette… tutti gli Indios d’America… e della Patagonia!
Povera Yankeeland… terra ricca d’eroi… e di… vittime della… S…
Sssssst….!
Oooooooooor…..!
Iiiiiiiiiiiaaaaaaaaaaaaaaaa……..!
…ed ora puntavano dritti… alla Lorda Casa… dov’era difeso… a suon di dollari… l’… l’… L’innominato…
Amo quei… tipi… perché… sono… ideali che non rantolano… creature che non gemono… balocchi che non si… spezzano…
…Dietro di loro… c’ero io… e i miei figli… ed alcune centinaia di milioni di… di…
Povero… presidente… morirà senza conoscere la… “pasta résa”…
A sera inoltrata, approfittando di cotanto trambusto, Rex entra… silente come un’ombra… nel punto della Casa dove gli uomini del Centro d’Intelligenza Amministrativa, da anni, non sorvegliano più: la finestra della camera da letto della moglie del presidente… dopo essersi arrampicato su un cornicione ivi adibito dai sapienti architetti governativi, al fine di permetterne l’utilizzo in caso di corna, oppure di attentati presidenziali. In Yankeeland la Storia è scandita dalle elezioni e dagli assassinii dei suoi presidenti… nonché dalla cronaca rosa e nera di ricchi e potenti amanti… Inutile dire che la first lady non si accorge di nulla, occupata com’è a scrivere l’orazione che il marito (se sopravvivrà) dovrebbe pronunciare di lì ad una settimana a Pittsburgh, in una rinomatissima fabbrica metalmeccanica specializzata in treni a vapore, la stessa che qualche ventennio più tardi produrrà i primi ferocissimi Apaches. Dio, se esiste, ovvero la Natura, ha impiegato diecimila secoli per creare l’efferato Geronimo. Gli Yankee ce l’han fatta in duecent’anni. “In God we trust” è scolpito, sul mezzo dollaro con l’effigie dell’altro Jack, e ben si sa cosa significa trustare nell’idioma italico.
Rex mira la parrucchina bionda della vamp, dall’acconciatura giovanile, da pompon girl, che fa un po’ ridere in capo ad una cinquantottenne acidula e sfiorita e, en passant, tira fuori la linguaccia, senza intenzioni offensive, per l’amor di Manitù… giusto per… sdrammatizzare la situazione… Gli unici Yankee buoni, del resto, sono quelli che sanno bonariamente irridere Yankeeland, cioè se stessi.
Se non piace tale asserto, si giudichi quell’altro, attribuito a Sheridan, che fu tramandato da Charlie Nordstrom e che si trasformò nel celebre aforisma:
“L’unico Indiano buono è quello morto.”
E ora? Che succederà al deus ex colt 45? Non lo so, ad essere franchi… Un fatto notevole è che sia finalmente penetrato nel culo della bestia… per potergli misurare, infine, la lunghezza dei canini… Rex mai si è sottratto all’alea gettata per aria… e al volo centrata con piombo rovente… qualora non vi siano alternative… Lui parte… solo o in compagnia… e poi arriva a destinazione… solo o in compagnia…
“Assez! Voici la punition. – En marche…!”
Il palazzo era un formicaio di scolte che ascoltavano, guardie che guardavano, sentinelle che sentivano e vedette che vedevano.
L’odio per quei tipi di cane dà ebbrezza… , “solo che le bestie, ah Dio, almeno sono natura… mentre nell’umanità… natura è follia: triste fino a morirne…”
Ma scrivere è forse scegliere, decidere, recidere, incidere, uccidere.
Ed ora sono… le dieci passate… Sono stanco e vado a letto… “La poesia può aspettare”, come disse un giorno Tommy, e come se lo rammentò in seguito il Maestro e come infine me lo riportò, un bel mattino, il mio Bruce… Ah… è vero!… c’era anche quest’ultima persona… poco fa… sullo stradone… Lui… raccoglitore d’esuli… e di revueltas…. e fedele al Dio dei viandanti… oggi era affratellato al gruppo dei Dharma Bums… il braccio allungato sul deltoide di… Jack… tutti e due sul cavallo più spartano… quello di San Francesco…
Questo coso qui… dal nome dubbio… lo vo scrivendo perché sia letto… da chi vuole leggerlo… Non servirà a diventare più colti o intelligenti… ma più… volitivi… Una pagina di un libro è come un pasto… che ti dà energia… oppure ti intorpidisce la mente… ed è cibo per occhi ed anima… Può essere lentissimo… come da “Barone Mamà”… oppure troppo rapido… come da quegli sfruttatori di clienti frettolosi e di mano d’opera adolescente e a basso prezzo…
Ma adesso… amigos… per pietà… buenas noche…
Rex penetrò come un falco nei meandri del palazzo presidenziale. Strano che non ci fosse nessuno. Udì poi delle voci, si accostò al muro e attese. Si trattava delle due sentinelle.
Senti un po’ che discorsi (cominciò Bill e gli rispose Fred):
– Da quanto non torni a casa?
– Tre mesi.
– Tua moglie ha partorito?
– Forse.
– Non ti ha scritto nulla?
– No, mica sa scrivere.
– E non t’importa sapere?
– Sì.
– Finito il turno dove vai?
– A letto.
– Non verresti con me?
– E dove vai?
– A divertirmi…
– Dove?
– Alla Pagoda.
– Non ho soldi.
– Li hai spediti alla tua signora?
– No.
– E dove li hai messi?
– Li ho buttati.
– Dove?
– Li ho persi…
– Alla Pagoda?
– Sì…
– Che puttane!
– Puoi dirlo forte.
Rex rimaneva immobile, come puma appostato su un ramo e, quando i due tangherucci apparvero da dietro l’angolo, balzò loro addosso e li stese, Fred col calcio della pistola e Bill con un diretto che sembrava un treno a vapore. Di questo pugno Bill serbò per tutta la vita un ricordo indelebile. Da quella sera in poi, ogni volta che svoltava l’angolo provava la fobia di scontrarsi di nuovo con quella specie di vagone nocchiuto. Fu l’unico aneddoto degno di nota con cui poté adornare la vita.
La via era sgombra. Ma Rex non sapeva dove dormiva il responsabile.
“Si dice che nei momenti cruciali gli Iore sentano voci angeliche che indicano loro il da farsi.” E Rex era un Iore, senza dubbio del tipo sonem.
S’udirono delle voci, poi delle grida, seguite da un tragico parapiglia. Risuonarono degli spari in strada. Si fransero alcuni vetri dei piani inferiori dell’edificio. Del fumo indicò un principio d’incendio. Una sirena sembrò accartocciare l’aria. Qualcuno aveva lanciato l’allarme. I piantoni di turno piantarono a metà i solitari, scaraventando per terra le carte.
C’era una porta socchiusa a pochi passi. Rex la spalancò. Percorse lesto il corridoio, in fondo al quale sbarrava il cammino un portone gigante, chiuso probabilmente col catenaccio dall’interno. Era finalmente in loco.
La fortuna di essere sempre sulla strada consiste in primo luogo nell’incontrare giornalmente una marea di persone. Il nomade sa sempre cavarsela di fronte agli imprevisti. Rex teneva seco un grimaldello consegnatogli per l’occasione da Arsene. Con esso sventrò il portone. Un lieve russare gli annunciò la presenza del brigante. Gli si avvicinò e trovò conferma alle sue ipotesi: era lui.
Dormiva come un angioletto, smacchiato dai peccati. Il vargus non aveva fretta di compiere il suo destino. Osservava la sua preda quasi con simpatia. Le fiere vogliono bene alle loro vittime, come noi uomini civili gustiamo le pietanze preparate dalle resdore. Il viso di quell’uomo appariva disteso. La sua faccia era atona, priva di umanesimo… Il corpo oscillava mollemente seguendo l’onda corta e regolare del respiro. Rex avrebbe fissato la bestia per delle ore. Ma ora doveva finire in fretta il lavoretto. C’era una scrivania con dei cassetti chiusi a chiave… ma per poco… Li scoperchiò…. la stanza era parzialmente illuminata dalla luna… Esaminò con cura alcuni documenti. Non trovò nulla di interessante… quasi nulla… poi… qualcosina… e… infine… tutto… l’essenziale…
Infilò le carte nella borsa di pelle yaqui del presidente, che si mise a tracolla. Il tempo stringeva. Doveva smammare via.
Subito!
Aspetta, Rex! Devi compiere fino in fondo la tua missione! Forza!
Rex si accostò di nuovo al presidente. Gli diede un paio di scossoni. Ma il dormiglione non voleva affatto destarsi! Lo chiamò col suo vero nome.
– Ehi, venduto!
– Che c’èèèè?
– Sono io, Rex!
– Chi?
– Rexino!
– Chi sei?
– Un oreh!
– Un chi?
– Un oreh!
– Ah! Eh?
– Buon giorno!
– Che ore sono?
– La mezza, forse l’una. O magari le due!
– E che m’hai svegliato a fare?
– Per spararti.
– Cooosa?
Rex estrasse la colt 45 e la puntò secca alla tempia dell’assassino.
Sollevò il cane.
L’assassino sgranò gli occhi, ma non ebbe il coraggio di chieder: “Pietà!”
L’eore premette il grilletto.
La pistola fece: “clic!!!”
Poi fece “tooonggg!”
Si era adagiata con violenza sulla nuca repubblicana del presidente, che fece: “scrrrecch!”
Rex ormai doveva solo pensare a sparire.
Uscì dalla stanza urlando:
– Allarmi!
Sei armigeri quasi gli piombarono addosso.
– Chi ha gridato?
– Io…. Hanno colpito il presidente!
– Corriamo, presto!
Anche Rex allungò il passo, ma nella direzione opposta.
Entrò nella stanza della presidentessa, che si era accucciata sullo scrittoio. Il discorso era quasi finito. Ma non ce l’aveva fatta a mettersi a letto. Rex se la prese in braccio. La fiera si raggomitolò tutta quanta, stringendosi con tenerezza al petto dell’eore, che la depose con ricambiato affetto sul candido lettino. Le diede un bacetto cipollotto sulla guancia e le augurò la buona notte. Poi scivolò lungo il cornicione. Attraversò la città, raggiunse l’angiporto dove Tiger lo stava attendendo.
– Tutto bene Rex?
– Penso di sì.
– Fatto tutto?
– Quasi…
– Qualcosa è forse andato storto?
– Forse…
– Cosa?
– Nulla….
– Eh?!?
– Iammeeeeeeeeee! Tiiiiiigeeeeerrrrr!

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