“Lettera ad un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke

Non spaventarti se davanti a te sorge una tristezza. Devi pensare che qualcosa sta accadendo in te, che la vita non ti ha dimenticato, che ti tiene per mano e non ti lascerà cadere. Perché vuoi escludere dalla tua vita una qualche irrequietezza, una qualche pena, una malinconia, se ignori cosa tali stati d’animo stiano operando in te? Perché ti vuoi tormentare domandandoti da dove possa provenire tutto questo, e dove voglia andare? Tu sai di trovarti in una transizione, e nulla ti deve essere caro quanto trasformarti. Se qualcosa nei tuoi stati d’animo ti appare malato, ricordati che la malattia è il mezzo con cui l’organismo caccia l’intruso; dunque bisogna solo aiutarlo ad essere malato, a vivere tutta la sua malattia e farla erompere, perché questo è il suo progresso. Devi avere la pazienza di un malato e la fiducia di chi è in via di guarigione; poiché forse tu sei l’uno e l’altro. Di più: sei anche il medico di te stesso. Ma in ogni malattia vi sono molti giorni in cui il medico non può far altro che aspettare. Ed è questo che tu, medico di te stesso, devi soprattutto fare.

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