Rex e quell’imperativo categorico

  • – E’… un obbligo per me! E’ una necessità! E’… una convenienza! E’ una… fatalità!… Nessuno… nessuno mi potrà… impedire di… No!… Non posso evitare di… di sorbirmi una lunga… sgroppata a cavallo in direzione dei monti Seminoles, poiché devo assolutamente parlargli, a quel tanghero! Fosse pure l’ultima… mia… azione prima di… morire, dovrò essenzialmente incontrarlo!… Dovrò innanzi tutto riconoscerlo e secondariamente affrontarlo!… Stuortu o muortu, l’aggiu a rintraccià!… E’ impossibile per me fare a meno di… di chiarire con lui… quella cosa!… Ne va della… Oh!… No!… Mi pare forse di…!

La verità non esiste, ma la si può accettare.

Gli parve… a Rex… di rischiare di…

Sentì una vocina… lontana e… sperduta… forse quella di un santo, o di un demone, che… dall’altro luogo del mondo…

  • – Ehi! Guagliu! – gli sussurrava – Stai forse facendo la fine di El Moriscu?

Quando El gli aveva scritto quell’ultima volta, Rex si era messo le mani nei capelli. Così recitava la demenziale missiva:

“Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione. Devo trovare una soluzione.”

Ed ora doveva trovare una soluzione al problema di El. Recate a Tiger le consegne di Capo degli Zilocches, partì in direzione di Tucson. Salì con Dinamite su un carro-merci (carro-merci carro-merci carro-merci) e vi rimase fino all’approssimarsi dei monti della catena della Signora. Tirato il freno a mano, al primo rallentamento scese insieme al pard equino. Di lì prese al galoppo la direzione per il passo di Wannagalla, prima del quale s’imbatté in un conflitto a fuoco fra una decina di Cheyennes ed alcuni coloni che si erano asserragliati dietro ad una barricata costruita con lo scheletro di uno dei loro carri. Sparò all’impazzata, secondo lo stile dello slavo Drazen, il re del tiro in sospensione. Solo quello sapeva fare, Drazen. I suoi tiri scoccavano sbilenchi, come gettati via, uno diceva “beh questo almeno andrà fuori” e invece no, “ciuff!”, anche quello, come i precedenti, andava a segno. E il miracolo, del tutto umano, valeva anche per Rex che, per abitudine e per ispirazione, non sprecava mai una pallottola. Svuotato il caricatore del winchester, entrò nel campo degli assediati, dove fu accolto come un trionfatore.

  • – Anche questa l’ho bell’e vista! – sospirò e tirò dritto, senza manco scendere a salutare. O a bere un sorso d’acqua.

“Assez vu, assez connu, assez eu”.

Nella vita occorre faticare per guadagnarsi… i sogni…

Si fermò solo dopo il valico di Kiung-See, dove lasciò pascolare il nero quadrupede con cui aveva stretto anni addietro un patto di eterna giovinezza. Si sedette sui suoi calcagni e prese a mirare i fiori del prato, come se li avesse scorti per la prima volta, fiori molto comuni e poco vivaci, gemme spontanee delle praterie. Ne colse uno qualsiasi, forse un anemone selvatico, e lo annusò. Gli parve quasi di svenire a quell’inebriante profumo. Rimase in quella specie di deliquio per un paio d’ore in cui… in cui nulla parve accadergli e forse gli accadde…

In quel lasso di tempo gli capitò di sognare di essere giunto ad… Abilene, un villaggio di coyotes sommerso da un acquazzone. Era in cerca di un… vecchio amico. Coi vestiti inzaccherati di polvere e fango e il cappellaccio che colava acqua, entrò in un saloon. La mora cafetera dagli occhi cerulei gli chiese come stesse, sorridendo. Pareva… assai contenta di… rivederlo… Lui, un po’ diffidente, perché… perché le ricordava… un’anima, come dire, del passato, o forse del futuro, le rispose:

  • – Bien, gracias! E tu, còmo estàs?
  • – Bien!
  • – Preparame un…

Non finì la frase perché da uno specchio intravide un riflesso metallico, per cui si tuffò per terra e piroettando iniziò di nuovo quel matto tiracchiare alla Drazen. Risultato: quattro morti e tre feriti, per un totale di 25.341,25 dollari di taglia. Il capo di quella marmaglia, ora opportunamente steso, era David Crayton, un tizio che il ranger aveva già incontrato alcuni anni prima, in analoghe circostanze, vedi Rex numero 11.345,43 “La mesa scordata”. Non si può sfuggire al proprio destino, ma né lo si può anticipare neppure d’un secondo.

Si scetò prima dell’alba e richiamato con un fischio il vecchio Dinamite, gli montò sopra e si diresse al Rio Lindo, famoso per essere l’unico rivolo al mondo che osava costeggiare un deserto di sassi. Qui proseguì a piedi perché teneva una sola borraccia, appena sufficiente per sé, e pochissima biada per Dinamite, che fu lasciato libero di girovagare per quelle golene riarse. Dopo aver salutato il pard equino, ‘na giarleina in boca, prese di filato la direzione nord-nord est.

Dopo tre giorni di estenuante cammino scorse una radura e quell’ombra provvidenziale gli parve rappresentasse la prova dell’esistenza del suo autore e del suo animo misericordioso.

Si appisolò dopo un paio d’ore, non prima di aver succhiato da un acquitrino quanta più acqua potesse, ed aver contato all’in circa le stelle che gli riusciva di avvistare, prima col solo occhio destro aperto, e poi col solo sinistro. Il numero era abbastanza simile: centotrentasette.

Il mattino dopo frugò la radura in ogni suo centimetro, raccolse informazioni su coleotteri, ragni, scorpioni, formiche, roditori, passeracei, falchi, girifalchi, avvoltoi, lupi, cani della prateria, cani abbandonati dai turisti, opossum, puma, cervi, daini, stambecchi, faine, genette, ermellini, e su un colossale grizzly che, riconosciuto il ranger, deviò il suo cammino.

Riprese il suo cammino per chissà dove. Prima di giungervi lo aspettavano mille avventure.

  • – Non importa chi ora incontri! Né che mi c’imbatta per davvero! L’essenziale è raggiungere il luogo dove ho deciso di compiere il mio destino!

Sotto un sasso si era annidato un crotalo.

  • – Ahhhhh! M’ha morsicato!

Sparò al rettile, che smise di botto il suo ratte-rattle. Si tolse lo stivale, si tirò su la braga e scoprì il punto leso, la parte superiore del polpaccio. Praticò un’incisione e, prono su di sé, succhiò il veleno. Fece un po’ di fatica a sputarlo, perché la sua gola era molto secca. Iettata la giarleina, riprese il cammino.

Mezz’ora dopo si accasciò a terra.

  • – Oh… Quanti… quanti chicchi… di grano… occorrono per fare… un chilo di pane?… Perché le minuscole… termiti… costruiscono edifici così… enormi?… Chi è più pericoloso… uno squalo bianco o… un coccodrillo marino?… E tra… un duncleosteus e un lioplerodonte… chi la spunterebbe?… E’ più velenoso un cobra… o un’amanita falloide?… Perché l’arsenico si deposita sul fondo… e la nicotina… pura… è il più istantaneo dei veleni?… E’ il… capodoglio… il carnivoro più grande… di tutti i tempi?… Dove sorgeva… la mitica Atlantide?… Forse presso l’isola di Santorini?… O al di là… delle colonne d’Ercole?… A-tlan-ti-de!… Quetzacoatl!… Tlaloc!… Tenochtitlan!… Tla1 Tla! Tla! Ettore!… Dove ti sei nascosto… Ettore!… Julian!… Caro Julian!… Listen to me!… Secondo Alan… il cosmo ha cambiato… velocità… nel corso della sua vita!… Secondo Albertino… il valore del tempo e dello spazio… di un fenomeno… è determinato dalla velocità in cui esso… si manifesta!… E noi… non stiamo forse… correndo… ad un’andatura… differente… da allora?… Ma noi non possiamo… nemmeno dire così… perché noi eravamo là… in quella Cosa Terribile!… Non esiste… una reale età del cosmo… perché… in questo nostro esperimento… mentale… noi siamo là e siamo qui!… E la piccola Esther ha scoperto una galassia… che ci corre innanzi a 285.000 chilometri al secondo!… A destra?… a sinistra rispetto a noi?… chi lo sa?… Immagina allora… che un’altra galassia ci abbandoni… da dietro le nostre spalle… a 15.000 chilometri al secondo!… A che velocità… si allontanano… l’una dall’altra… le due galassie?… Più velocemente che la luce?… Ho… Ho fatto forse confusione?… Non esiste più la destra… e la sinistra… in questo mondo?… Leon e alcuni cinesini la pensano diversamente! Oppure è… è come dici tu!… Julian!… che il tempo e lo spazio… non esistono più!… Tu pensi forse… Julian… che quando la materia… sta svanendo… nel buco nero… porti con sé… in una nuova rinascita… una parte della costante cosmologica… che fu l’errore più indovinato di Albertino?… Julian!… Secondo Max… se qualcuno affermava…di aver capito quella meccanica… voleva dire che… non l’aveva capita per nulla!… Tutto questo è… è ancor più vero… per la teoria di Albertino!… Io ho il coraggio… di affrontare a mani… nude… una tribù di Apaches… nel deserto dell’Arizona!… e a maggior ragione… non temo… di dichiarare che la mia… la mia sciocca mente… si rifiuta di accettare… molti di quei principi!… Non ce la fanno proprio… ad entrare nella zucca!… Io non afferro… molti dei così detti… paradossi quantistici!… Ma li benedico… come tali!… Come enigmi… salvifici… da risolvere!… Come delle fiaccole… disseminate nelle tenebre!… Che rappresentano… un ostacolo luminoso… da superare… per la mia pequena cabeza!… Per continuare il tragitto!… La teoria di Albertino… cadrà… quando si scoprirà che… il valore della velocità della luce… non è… né costante né insuperabile!… Per questo io… io ora m’auguro il peggio!… il tuo peggio… Julian!… io spero che… il tempo e lo spazio… che Lilly… Kit… le mie anime… nessuna di queste cose… esista per davvero!… che siamo tutti… demoni della nostra psiche… o qualcos’altro!… Per superare… il paradosso… della natura della luce… allargherò la nostra coscienza!… Per combattere contro… il paradosso dell’orologio… bang!… dovrò bucare quell’orologio!… Noi tutti siamo caduti in un profondo errore!… a causa di un fatto… assai più grande!… Immagina di non-essere… in un Alcun Posto… in Alcun Istante… Julian!… e di scorgere un carillon infinitamente piccolo… da cui scaturisce… un numero… poniamo un 7… da cui originano 7 raggi… e da ognuno di essi… si diramano altri 7 raggi… e poi altri 7!… E da ogni raggio… partono tanti sinapsi… quanti sono gli altri raggi!… E Y!… Julian… questo candelabro… giudeo… questo cactus… indecifrabile… ci sta passeggiando accanto… in un solo Tao!… a cavallo di uno… uno strettissimo… sentierino!…che Y… sceglie ora… passo dopo passo… in una… minima… volontà di potenza!… E poi…
  • – E poi cosa ti rispose il vecchio Julian?
  • – Mi disse delle cose… Ma, secondo te, Somaro Rinsecchito dagli Anni, qual è… la… verità?

Somaro Rinsecchito dagli Anni discorreva col capo bianco degli Zilocches senza guardarlo negli occhi, intento com’era nella costruzione di una casetta di foglie. Così facevo anch’io da ragazzo con le carte piacentine. Erigere un tale edificio è sfizioso, perché si cerca sempre di andare oltre il proprio limite… e quando tutto cade non succede nulla, si ricomincia daccapo.

Somaro sta utilizzando delle foglie di peyotl seminole, che sono lunghe e rigide. La base è costituita da sedici foglie, il primo piano è composta da otto, il secondo da quattro, il terzo da due e il quarto da una sola foglia, su cui posano in equilibrio instabile due altre foglie, poi quattro, otto, sedici… Lentamente, distrattamente, e ridacchiando tra sé, Asino sistema ora, al nono piano, trentun foglie. Ne manca solo una perché quella pantomima sia finalmente finita, ed Asino la custodisce in mano con gli occhi maliziosamente socchiusi. Con essi sbircia di sottecchi l’affranto Rex che, sollevatosi sullo stuoino, si sta a fatica appicciando ‘na sigaretta. Asino sembra voler conferire a quell’ultima foglia tutta la propria energia, tutto il proprio misero ki di povero vecchio insallanuto, pedde, ossa e vene, e senza più rienti né nienti. La posa delicatamente, senza far traballare affatto quella bella capannina.

E cosa fece poi, quel caro Somaro? Ci soffiò sopra e la capanna fu completamente distrutta, e morirono così tutti i suoi abitanti, travolti dalle macerie.

Somaro infine disse:

  • – Ah ah aha ahha ahhha! Ah ahha ah ahha ha!
  • – E pensare, Ciuccio che non sei altro, che ho fatta tanta strada per venirti a trovare, per vedere la tua brutta faccia di rospo, e tanta ne dovrò fare adesso, per… per tornarmene indietro!
  • – Ah ah ha ah ah haha!
  • – Ah ha.. ahha haaaa! Aspetta… Asinaccio.. ora mi ci provo io!
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