Da “Il libro delle interrogazioni” di Edmond Jabès

– Bisogna però intenderci sul senso che tu dai alla parola “sapere”
– Sapere è porre domande, rispose Reb Mendel
– Cosa trarremo da queste domande? Cosa trarremo da tutte le risposte che ci costringeranno a porre altre domande, dal momento che ogni domanda non può nascere che da una risposta insoddisfacente? disse il secondo discepolo
– La promessa di una nuova domanda, rispose Reb Mendel
– Arriverà pure un momento, riprese il più anziano discepolo, in cui dovremo cessare di interrogare, sia perché alla nostra domanda non potrà essere data alcuna risposta, sia perché non sapremo più formulare le nostre domande, allora a che pro cominciare?
– Vedi, disse Reb Mendel, alla fine del ragionamento sta sempre, in sospeso, una domanda decisiva.
– Interrogare, rispose il secondo discepolo, è imboccare la via della disperazione perché non sapremo mai quello che cerchiamo di apprendere.
….
– Solo la speranza di essere nel vero è reale. La verità è il vuoto, rispose Reb Mendel
– Se la verità che è nell’uomo è il vuoto, riprese il discepolo più anziano, noi siamo il niente in un corpo di carne e di pelle. Dio che è la nostra verità è dunque anche il niente?
– Dio è una domanda, rispose Reb Mendel, una domanda che ci porta a Lui che è Luce attraverso noi, per noi che siamo niente

 

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