Bacchin: Del senso in cui si dice che l’essere è “primo”

Se l’essere è « presenza », esso non è il primo, né è principio (principium è da primum capere) : la posizione del principio è, in realtà, posizione di ciò che prende inizio. Chiariamo anche, così, che il richiamo heideggeriano all’essere come tale che non si riduce ad alcuno degli essenti non è misticismo, perché se dell’essere non è possibile parlare, ciò significa che dell’essere si dice «negativamente» : il misticismo è pretesa di dire ciò che è impossibile dire ; la metafìsica è la consapevolezza della necessità dell’ « essere » a qualsiasi discorso : il misticismo è non dire, metafisica è sapere che si dice, qualunque cosa si dica, sempre l’impossibilità  di negare l’essere.

Ci sembra che sia da rimeditare il seguente testo heideggeriano :

« L’esperienza fondamentale che domina Sein  und  Zeit. Essa consiste nel trovarsi di fronte, in maniera sempre più accentuata e più chiara, a quest’unico fatto, che nella storia del pensiero occidentale fin dall’inizio viene pensato l’essere dell’essente e tuttavia la verità dell’essere rimane non pensata e non solo è negata al pensiero come possibile esperienza, ma il pensiero occidentale, in quanto metafisica, nasconde espressamente anche se non coscientemente, il fatto di questo negarsi» (M. HEIDEGGER, Nietzsche, Pfullingen, 1951).

Il senso in cui l’essere è « primo » è anche il senso in cui il « pensiero » (di qualsiasi cosa) è « pensiero dell’essere » : si ricordi il famoso passo heideggeriano di Brief uber den Humanismus, « il pensiero è il pensiero dell’essere. Il genitivo dell’essere (vom Sein ereignet) gli appartiene. Il pensiero è ugualmente pensiero dell’essere in quanto il pensiero, appartenendo all’essere, presta orecchio all’essere » (M. HEIDEGGER, Brief uber den Humanismus, I, Francoforte, 1949).

 

Non diciamo l’« esserci », ma l’« essersi » : qualcosa c’è per qualcuno che «è». L’esserci è asserzione in base alla presenza che è coscienza come essere (presente) a se stesso. L’autocoscienza è esplicitazione terminologica della « coscienza », perché non è possibile « asserire » senza « affermarsi »: il dire qualcosa è anche il dirsi da parte di qualcuno. È a partire dalla coscienza come « presenza » che si « coglie » l’implicita intelligibilità della coscienza, che è l’« esserci » e l’« essersi » ; per questo riteniamo di dover riservare l’espressione « essersi » per indicare la coscienza come presenza ed il termine « presenza » per indicare l’originaria mediazione immediabile. Chiariamo intanto l’uso del termine « presenza » come originarietà, osservando che l’originario non è dato come immediato, ma come immediabile ; esso non è dato senza la mediazione, ma con il tentativo della mediazione. Il darsi senza la mediazione ed il darsi con la mediazione si rivelano due equivalenti anche se opposte astrazioni : senza mediazione significherebbe l’ateoreticità della mediazione, aggiunta come estrinseca ; con la mediazione significherebbe il rimando all’infinito del termine che media, sempre postulato : essa è l’impossibilità stessa della non-concretezza, l’impossibilità del  suo opposto. Possiamo dire che il « concreto » è la prova dell’impossibilità di non esserlo. La presenza è così non una «determinazione», sia pure fondamentale, e da qualificarsi in un qualche modo, essa è piuttosto la « determinatezza». Determinazione sarebbe, infatti, qualcosa di « empirico » o di psicologico, qualcosa la cui negazione non è contraddittoria, dove invece « determinatezza » (sottesa, del resto, a qualsiasi determinazione) è, diremmo, ontologica ed assolutamente innegabile. Se ogni determinazione (necessariamente particolare) è «attuazione», essa suppone il non-essere-ancora, la potenza, la «determinabilità». In questo senso ci appare corretto riservare il termine «determinatezza » a ciò che non è «attuazione », ma « atto », non un «essente» od un modo d’essere, ma «essere».

 

(Si tratta del paragrafo 17 della fondamentale opera di Bacchin “Su l’autentico nel filosofare”).

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6 pensieri su “Bacchin: Del senso in cui si dice che l’essere è “primo”

  1. E’ incredibile come Heidegger sia stato capace di ingarbugliare ancor più l’idealismo hegeliano che, quantomeno, aveva un po’ di chiarezza nel suo essere tautologico.
    Pur di arrivare all’essere inteso metafisicamente, come principio, sostanza ecc. ecc. egli afferma che l’essere particolare (il soggetto esistente), in quanto capace di cogliersi solo nel suo esserci, nel suo sentirsi, lascerebbe aperta la porta alla “potenzialità” del suo opposto, del suo “non esserci”, quindi ad una contraddizione irriducibile, che porterebbe l’uomo alla disperazione
    E indovinate un po’ come, questo hegeliano travestito da esistenzialista, risolve questa presunta contraddizione?! …..E’ ovvio, facendo entrare, da quella stessa porta, l’essere con tutta la sua regale ontologia! …..con quella sua intrinseca capacità di permeare, giustificare e conciliare ogni opposto, essendo il tutto in prima persona! ……..con le sue psicanalitiche doti di risolvere le nevrosi delle teste tedesche!
    Come sono facili le battaglie dei filosofi!

    Ho “ribloggato” l’articolo sul mio blog.

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      1. Scusa la risposta in ritardo. Non fare caso al mio modo di scrivere e di parlare; mi piace esprimermi in maniera “forte”. Non era un attacco al tuo scritto ma ad una certa filosofia che tende a complicare le cose invece di approfondirle. Ciao!

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  2. L’ha ribloggato su Giuseppe Albanoe ha commentato:
    E’ incredibile come Heidegger sia stato capace di ingarbugliare ancor più l’idealismo hegeliano che, quantomeno, aveva un po’ di chiarezza nel suo essere tautologico.
    Pur di arrivare all’essere inteso metafisicamente, come principio, sostanza ecc. ecc. egli afferma che l’essere particolare (il soggetto esistente), in quanto capace di cogliersi solo nel suo esserci, nel suo sentirsi, lascerebbe aperta la porta alla “potenzialità” del suo opposto, del suo “non esserci”, quindi ad una contraddizione irriducibile, che porterebbe l’uomo alla disperazione
    E indovinate un po’ come, questo hegeliano travestito da esistenzialista, risolve questa presunta contraddizione?! …..E’ ovvio, facendo entrare, da quella stessa porta, l’essere con tutta la sua regale ontologia! …..con quella sua intrinseca capacità di permeare, giustificare e conciliare ogni opposto, essendo il tutto in prima persona! ……..con le sue psicanalitiche doti di risolvere le nevrosi delle teste tedesche!
    Come sono facili le battaglie dei filosofi!

    Se vi concedete dieci ore di fatica e pazienza, potrete pure leggere l’articolo da cui io ho tratto questa mia considerazione.

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