Yakim e il Drago

Se vuoi ti racconto quella di Yakim e il Drago…
– No… papà… Non mi piace! Ti plego… laccontami ancola quella di Daniele!
No! Non puoi chiedermi questo! Andrà a finire che te la scriverò, così quando saprai leggere…
– Allola dimmi quella di Cappuccetto Lotto! Mi piace tanto quando la nonna cambia voce e dice: “Vulite nu poco li…”!
Assolutamente no! Non sono in vena!
– Allola quella del cobla leale!
No… mi scoccia… e poi non era affatto leale!
– Quella della tigle!
Non me la ricordo proprio!
– Quella del bambino che ha pelso i suoi genitoli e poi incontla Lex Millel e …
Senti, bello! Oggi ti racconto di Yakim! Altrimenti ti metti a giocare da solo cui pazzielli tui! Chiaru?
– E va bene! Pelò dopo me ne lacconti un’altla!
C’era una volta, in un villaggio chiamato Pixuntum, un drago di nome Ciru, che era molto ben voluto dalla comunità, che l’aveva adottato quando era ancora un giovane ramarro che si nutriva di piccoli arboscelli. Il rettile fu addomesticato da quella brava gente e finì presto per svolgere un lavoro utilissimo per chi doveva tagliare le erbacce spontanee che crescevano in talune proprietà poco curate. Uno dei segreti per liberarsi di tali erbacce è di non farle crescere affatto, tosando spesso i prati. Questo non è però sempre possibile e in poco tempo delle erbe e dei fiori di campagna alti quasi quanto un uomo invadono i prati e occorre usare un tagliaerbe munito di lacci o di lame, magari affidando il lavoro a un ragazzotto del paese, a non meno di venticinquemila lire all’ora. Il draghetto era invece gratis e in due o tre pomeriggi era capace di ingurgitare tutta l’erba cresciuta in un ettaro di terreno.
Nel pieno della sua giovinezza a Ciru capitò un brutto inconveniente che gli alienò per un po’ di tempo la simpatia dei Pixuntiani. Tutto cominciò in uno splendido inizio di primavera. Molte persone sono soggette in questo periodo dell’anno all’allergia ai pollini, che le fa starnutire continuamente, tanto che sono costrette a rimanere in casa quando delle assolate giornate le spingerebbe a uscire. Anche Ciru era colpito da un fastidio di quel tipo. Non poteva farci niente. Lui era follemente attirato da alcuni fiori viola che, quando erano annusati da vicino, emanavano un profumo mirabilmente dolce. Purtroppo il loro polline procurava a Ciru uno starnuto dalle conseguenze terribili. Ad ogni scoppio, egli bruciava un fienile, o nu caserieddu, o un’auto parcheggiata, oppure un praticello d’erba matta. Dovevano intervenire i pompieri o quelli della Comunità Montana per spegnere l’incendio, poiché la stagione era già molto calda e il sole batteva assai forte, favorendo il suo rapido e progressivo espandersi. I cittadini del piccolo paese cilintranu non potevano più tollerare la situazione. Pur avendo a cuore la sorte di Ciru, decisero di correre ai ripari. Essi non avevano capito il perché si fosse messo a combinare quei tremendi falò. Non erano esperti di veterinaria né di idioma draghesco. Credevano che quegli eccessi fossero dovuti ad una tragica depressione dell’animale o ad un suo improvviso e folle inselvaticamento. In un’infuocatissima seduta comunale fu deciso di chiamare dall’Africa Yakim, re della giungla, primo cugino di Tarzan e suo valente collega. Pur costando la metà, anche Yakim, come Tarzan, sapeva volare agilmente da una liana all’altra, conosceva le lingue degli animali ed era capace di combattere a mani nude contro un leone, essendo dotato di un fisico davvero considerevole. L’unica grande differenza fra le due così dette scimmie bianche era dato dal colore del loro slip, che era nocciola scuro in Tarzan e vivacemente leopardato in Yakim. I due selvatici ragazzi si conoscevano, si apprezzavano e talvolta andavano perfino a fare le vacanze insieme…
– Dove, papà?
A Reggio Emilia, più precisamente a Gavassa, piccolo centro agricolo a pochi chilometri dalla città emiliana, dov’è nata tua nonna. Dopo tanta foresta, un po’ di pianura piatta e spoglia di alberi era quel che ci voleva per loro. I due cugini ci svernavano in genere verso novembre, nei giorni di San Prospero, pur non essendo particolarmente devoti a quel santo, poiché adoravano la nebbia, così gelidamente e misteriosamente avvolgente, un vero paradiso per chi era abituato al clima torrido dell’equatore. A sera se ne stavano fino a tarda ora a torso nudo e spaparanzati nell’aia a mangiucchiare ciccioli, a bere lambrusco rubino e a riempirsi i polmoni di quell’aria così umida e fresca.
Yakim arrivò a Pixuntum in un battibaleno. Aveva saltato da un albero all’altro dall’Africa Nera fino alla costa tunisina, evitando accuratamente il deserto del Sahara. Si era gettato quindi a nuoto, approdando sulla costa calabra. Era giunto infine nella Città del Sole, cioè a Pixuntum, passando per Maratea, Sapri, Scario, Camerota e, infine, Palinuro.
L’uomo volatile contattò per prima cosa il Sinnacu del paese cilintranu che lo informò subito dei fatti. Alla fine u Capu ru Paisi concluse:
– Mi raccomando, Yakim. Sia prudente ma deciso. Si tratta sempre di nu buonu riavulu, e non è forse colpa sua se gli è dato di volta u cerviellu. Ma a questo punto, lo capirà bene anche lei, la faccenda ci è intollerabile!
– Non si preoccupi, Sinnacu! Nella mia vita ne ho viste di tutti i colori! Mi porti pure da Ciru.
Ciru stava brucando tranquillamente delle ortiche in un boschetto ceduo di Rodiu. L’arrivo di Yakim lo sorprese un po’. Lo sapeva operante in Africa e…
– Papà! Ma è più folte Yakim o Talzan?
Ciascuno gestisce una specifica zona del continente nero, senza entrare mai in competizione con l’altro. Gli animali di Yakim obbediscono ad Yakim e quelli di Tarzan rispettano invece Tarzan.
– Un animale di Talzan può uccidele Yakim?
Non credo. Ormai tutti gli animali del mondo sono a conoscenza degli ottimi rapporti esistenti fra i due cugini. Del resto, a parte l’elefante, nessun animale è più forte di loro due.
– Nemmeno il golilla?
Il gorilla è più forte di Tarzan e di Yakim, ma non lo sa. E poi è un po’ lento nei movimenti. Tu sai inoltre che il miglior amico di Yakim è Kor, il più forte gorilla della foresta.
– Ma la moglie di Yakim è amica di quella di Talzan?
Non troppo. Hanno due caratterini un po’ simili. Torniamo però al draghetto pixuntiano, che era davvero un po’ in crisi. Yakim gli disse, a mo’ di saluto, nel suo vernacolo draghesco:
– Ahu! Uagliù! Che t’ha prisu?
– Uhe, Yakìm! Che mi rici?
– U fiatu tuu stra vrusciandu u munnu!
– E che ci facciu?
– E nu lu fai!
– Ma nu tengu culpa!
– E chi la tene?
– U sciuriddu!
– Che sciuriddu?
– Chiddu viola!
– E te fà starnutì?
– Solo se l’annusu!
– E se l’annusi, starnutisci, e poi vrusci tutte cose?
– L’hai dittu!
– E con gl’ati sciuri?
– Nienti!
– E perché nu li annusi?
– Nu mi vannu!
– Chiddi russi nu su boni?
– Mi fannu schifu!
– Chiddi verdi su tantu odurusi!
– Su boni ma… nu ci vavu pacciu!
– Teni ‘na capa tuosta!
– Lu sacciu!
– U dicià mammema: “Tot i cuion aghan la so passion!”
– U viziu è u viziu!
– Mannaggia!
– Aggiù morì?
– Ciru! Nu fa cusì!
– O m’ammazzu iu, o m’accide n’atu!
– Nu fa u tragicu. Tengu n’idea!
– Tu teni sempe n’idea!
Yakim si raccomandò a Ciro di rimanere per un paio di giorni nei pressi di quel boschetto perché aveva notato che non c’erano fiori viola. Si recò poi in paese per fare delle compere. Ovviamente non trovò a Pixuntum quanto cercava, per cui fu costretto ad arrivare, di ramo in ramo, fino a Casalvelino Scalo, da dove tornò abbastanza soddisfatto di alcune spese che aveva fatto: un barattolo di tintura viola, dal colore uguale a quello dei fiori responsabili degli starnuti del giovane drago, un altro barattolo di tintura color sabbia dei Caraibi, una pennellessa, una forbice da giardinaggio e un grosso rotolo di spago.
In due giorni d’intenso lavoro Yakim fu in grado di pitturare di color sabbia tutti gli sciuri viola e di color viola tutti gli altri sciuri. Lasciò poi Ciru libero di girare per le contrade. Questi dimostrò in breve la veridicità di quella teoria che pretende che ogni vizio dell’uomo possa essere neutralizzato, solo che si voglia comprendere il cuore del vizioso. Ciru non tardò a capire l’operato di Yakim, ma ugualmente non provò più ad annusare i fiori viola ora pitturati di quel pallido ed insignificante giallino. Era invece attirato dai nuovi fiori viola che non gli davano più quella deleteria ed infuocata allergia. Yakim sapeva però che presto sarebbero nati nuovi sciureddi viola al posto di quelli giallini. Provvide quindi ad un innesto di tutti quegli sciuri viola cu chiddi russi, tantu addurusi, ma completamente innocui per Ciru. Completò poi l’operazione inversa. Ora i sciureddi nascevano o viola e col polline innocuo, oppure rossi e col polline allergetico. Il problema fu quindi splendidamente risolto. E in maniera naturale!
Tutta la cittadinanza fu grata ad Yakim non solo di aver impedito il progressivo falò di tutta la zona, ma anche, e soprattutto, di avergli restituito un amico e, soprattutto, un aiuto tanto prezioso per la campagna. Ciru veniva infatti utilizzato non solo per il tagliu dell’eriva, ma anche per l’aratura, la zappatura, la potatura, per la tostatura delle ulive e, addirittura, per la raccolta di nuci e crisommule.
– Papà! Come faceva a laccogliele le noci che sono così piccoline?
Me l’ha spiegato più d’un paisanu, ma ancora… nu l’aggiu capitu beni!
– E adesso… papà! Mi lacconti di Lex e…
– Di quando anche Rex dovette affrontare un drago?
– Sì!
– Magari prima schiaccio un sonnellino…
– No… ti plego… subito!
Prima il pisolino!

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