Sull’improvvisare in musica

Ripetere ancora ed ancora una melodia… per adeguarsi ad un assoluto modello inarrivabile… C’è arte in questo?

Lo sforzo infinito di sovrapporsi ad un modello infinito in quanto assoluto è vano, ma in ciò si manifesta, tuttavia, un infinito: divenire uno ed identico all’eterno modello, un movimento che, in quanto non potrà mai avere fine, è l’infinito. Cionondimeno l’arte è creazione; ma come si può creare nell’infinito?

Nell’infinito infatti, è già da sempre compresa ogni possibile creazione, ogni possibilità è già stata prevista e realizzata; dunque non è possibile alcuna ulteriore creazione. Ma l’infinita totalità di ogni singola possibilità di creazione, può nella sua interezza essere presente alla coscienza? Essendo la coscienza un limite dell’infinito che la contiene, la creazione che in essa avviene è il divenire autocosciente di un’altra tra le infinite possibilità dell’infinito, una possibilità ancora non pensata…

Tutte le possibilità già pensate sono, proprio in quanto già sentite, pensate e sapute, proprio in quanto già apparse ed archiviate, limiti superati e sedimentati, inerti e privi di potenzialità creativa, privi cioè di vita. L’uso non convenzionale e non idiomatico di uno strumento, implica invece la messa in opera di un’ulteriore possibilità, di un’idea musicale ancora non pensata, non riconducibile ad alcuna possibilità musicale già realizzata; ovvero crea, dal nostro punto di vista che ancora non è infinito pur ad esso tentando di adeguarsi, qualcosa che prima, non essendo stato portato alla luce della coscienza, ancora non era pensabile, dunque non era per noi. L’improvvisazione quindi, come sperimentazione sul suono puro, è intuizione sintetica, è cioè intuizione che amplia la realtà da noi esperibile ed esperita, poiché aggiunge ad essa possibilità ancora non pensate. È l’orizzonte, illimitato proprio in quanto limitabile all’infinito, entro il quale può apparire ogni ulteriore possibilità di creazione.

L’improvvisazione pura tenta quindi di oltrepassare qualsiasi schema ritmico, melodico ed armonico, ovvero quelle strutture presupposte su cui si presume che la musica debba fondarsi, le quali, proprio in quanto schemi già pensati, sono inerti sedimentazioni prive di vita e movimento interni. Creare con la pura sostanza del suono, significa muoversi a monte, entro il fondamento di ogni possibile schema. Si tratta di dare espressione a puri movimenti sonori, che si organizzano autonomamente in possibili schemi. Tali schemi, che si generano da sé entro la sostanza sonora che ne è il fondamento, sono pertanto irripetibili, in quanto eventi unici ed assoluti in cui il fondamento stesso si dà alla coscienza.

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