“Coniugata con la vita” di Miriam Bruni (Recensione di Ilaria Negrini)

“Siamo tutti coniugati con la vita
Tutti attraversati da deserti e desideri…”
Più leggo i versi di Miriam Bruni più vivo dentro me le sue parole, il suo amore per la vita e la profonda sofferenza che la accompagna e la spinge a scrivere.
Ogni poesia rivela pensieri ed emozioni che sento come poeta e, soprattutto, come donna.
La silloge “Coniugata con la vita” è suddivisa in tre momenti: “contemplare”, “credere”, “esperire”.
Lo sguardo di Miriam si rivolge al mondo contemplandolo ed esprimendolo attraverso la parola poetica.

“Poesia è un lampo
e un germinare lento…”

Poesia è il senso ultimo del vivere, unica magia che sa legare alla Bellezza la nostra vita e che, come la seta, ha bisogno “di molto calore e di torsioni, di sacrificio e di asciugature”.
Il lavoro lento del poeta sa cogliere l’emozione, trasformarla in parole e rendere universale ogni sentimento o pensiero, persino quelli che a volte ci sembrano solo deliri. Ma fare poesia non è semplicemente trascrivere ciò che proviamo, è vivere e rielaborare dentro di noi ogni sentimento, torchiarlo fino a creare un’espressione del sentire umano in cui possiamo poi rispecchiarci tutti.
Il dolore, le difficoltà del comunicare, di capirsi fino in fondo, la fatica e la stanchezza, la gioia e l’incanto sono momenti della vita di Miriam che nei versi diventano anche nostri. Insieme a Miriam ci sentiamo quasi muti, prossimi “al silenzio delle cose senza voce”

“A volte mi sembra di invecchiare così
precocemente, di atteggiarmi
e soffrire come i matti, spudoratamente”

Poesia è anche credere. Vedere Dio intorno e dentro di noi e cantarlo.

“Quanta bellezza
nei corpi e che strane le danze
in lotta segreta col tempo, la morte o le amare
distanze in cui abitiamo”

Miriam sente la propria fragilità e assieme a lei possiamo vedere la bellezza e nello stesso tempo la caducità della nostra vita.

“A memoria
conosco lo sgomento
l’intrusione del male, della fame,
del tormento

Ma ho radici lungo il fiume della Vita
E in quelle tasche d’acqua
immergo la mia lotta: vi leggo la promessa
che non sarò sconfitta”

Siamo piccoli, fragili. Aneliamo ad un amore sconfinato perché è dall’amore che siamo nati.
Attraverso il dolore, lottando contro gli ostacoli che incontriamo, possiamo creare nuova bellezza. Alcuni di noi ce la fanno, ma è solo Lui, Dio – che Miriam chiama Madre (“Madre incessante che continuamente crea”) – che ci rende capaci di cogliere la bellezza infinita.

Ciò che Miriam definisce esperire è la vita quotidiana intrisa di sofferenze e desideri:
“dall’anima,
nell’anima singhiozzi
e l’immensità del dolore”
L’ amarezza del mattino, l’insonnia della notte, il bisogno di poesia “violenta, esorcizzante” che “preme come un travaglio”, la stanchezza che spinge a cercare il sole come fosse l’abbraccio di Dio, il bisogno di sentirsi amati: questi i momenti vissuti da Miriam, dipinti con parole che ci attraversano mostrandoci che anche il dolore è bellezza

“Davanti a te io stavo
con tutto il mio ventaglio
di passione per il Bello

e tutto il mio dolore,
la mia pienezza segreta
e quel dissidio interiore

Mi concentravo nelle dita;
alla tua mano e al tuo
avambraccio raccontavo

quello che ero, ciò che ero
stata, ciò che diverrei
se soltanto fossi amata
(così come vorrei…)”

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