Signa

Di nuovo il rotolare lontano d’armonie di sfere come lo sfumarsi di rumori e voci dalle notturne strade d’incroci d’epoche di quadrivi e trivi e la musica in rapporti matematici d’essenza rappresi nell’intimo del cuore. Del sangue il ritmo palpita e rotea celesti le armonie in grumi di senso su ritmi di sillabe lontane perdute.

Certi profumi non s’annusano più… Com’era la freschezza dell’erba a tarda primavera di taglio fresco traboccante linfa sapida d’umori dolci ed acri… O il caldo secco a orlare i bordi dei ruscelli ombrati da quei portici di fronde che frusciavano all’esile respiro delle brezze… O l’umido respiro della terra nel rosso tenue arancio sulle franose zolle di quel gerbido, al declinare stanco del sole in piena estate.

Le notti dell’estate in mezzo ai prati muretti a secco tiepidi e puliti sfiorati dal frinire e guardie e ladri e quella roccia nera su cui s’arrampicava l’entusiasmo del gioco e d’esplorare od il crocchiare secco del fogliame dei castagni che accompagnava i passi più rapidi al primo sospirare dell’autunno nei brividi che scaldano.

E poi si diffondevano le essenze dei ceppi consumati nelle stufe nell’aria fredda immobile con l’orme sprofondate e il gelo alle narici la luce immensa e i tagli dei colori nel netto del biancore abbacinante che dura nel crepuscolo quando gli sgocciolii pian piano si condensano.

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