Olide – sceneggiatura per film

Scena 0

 

Insegna di un ristorante: “Col che gh’è ghè”

 

All’interno del locale, due soli commensali

 

Il Tempo (un uomo sui 50 anni, d’apparenza umile) e la Storia (una donna elegante, non giovane ma fascinosa) a tavola, mentre mangiano spaghetti.

 

S: Io sono la Storia e cerco… la Verità (e lo dice con la bocca un po’ piena)!

T: No!, davvero?… E te la portano fino a casa ‘sta Verità?

S: E a te chi la porta a casa?

T: Oh, tutte le volte! – si tocca la camicia.

S: Poccione! Ti sei macchiato di sugo la camicia!

T: Capita!

S: A te capita spesso!

T: Vado a cambiarmi…

S: Tu sei come quella persona che capiva tutto lui!… che aveva sempre ragione lui… e sai che fine ha fatto quel tale?

T: Io ho detto che, essendo io il Tempo, ci convivo, con la Verità, non che la capisco.

S: Ci convivi, eh? E poi mi vieni a cercare quando lei non ti basta più!

T (facendo finta di guardare attraverso un finto cannocchiale formato dai due pollici e indici messi a circolo: E’ giunta l’ora! La sala è ormai piena!

 

Il Tempo si alza all’improvviso e abbandona il desco.

Si sente socchiudere la porta.

La Storia, rimasta a bocca aperta, si alza e comincia a gridare:
S: Tempo! Sei solo un miserabile quintale di sabbia che scorre inevitabile in un unico e maledetto senso!

 

Oste (esce a rincorrere il Tempo, e ricevendo la porta quasi in faccia): Signore… il conto!

 

Il Tempo riapre la porta.

T: Dai andiamo, cara, non è del Tempo lasciare in asso una bella Storia!

S: Sei un bruto! Prima mi offendi e poi…

 

Il Tempo fa un gesto amichevole nei suoi confronti e dice, molto dolcemente: “Su, andiamo, amore mio…”

 

Allunga una banconota grande sul bancone.

L’oste la piglia avidamente e la guarda esterrefatto.

 

Oste: Ma l’è troop… me non…

 

Il Tempo gli risponde, sorridendo:

T: Ed me e disen che a sun un mes galantom!

E poi, rivolta alla Storia: Dai andiamo, Cara, che ci stanno aspettando!

 

Si presentano in un luogo dove vi sono due microfoni e due cuffiette.

 

Scritta iniziale, prima dei titoli:

 

Voce del Tempo (overvoice fino a oppure…):

 

Non ci sono due colli uguali, ma in qualsiasi luogo della terra la pianura è una ed è sempre la stessa. Io percorrevo una strada della pianura. Mi domandai senza molta curiosità se mi trovavo nell’Oklahoma,o nel Texas oppure…                                                                                      “Borges – Il libro di sabbia”

 

Una macchina (moderna) avanza nei viottoli di Fodico, stradine strette che si incrociano con altre stradine strette.

La guida, vista dall’interno, sembra sempre più nervosa, il navigatore appeso al parabrezza; nel frattempo scorrono varie rilassanti immagini esterne della pianura: roto-balle di fieno, bianche garzette che si levano in massa e abbondano nei campi irrigati, o alberi solitari circondati dalla più deserta campagna, vecchi casolari ormai diroccati, case enormi e lontane che pullulano di gente nei campi.

 

La macchina continua ad avanzare a scatti, come se fosse un rally, magari al suono di una musica molto ritmata di jazz/rock/pop.

Dopo un bel po’, la macchina si ferma. Ne escono una coppia di giovani fidanzati. Lei sembra nervosa, lui rassegnato, con le braccia un po’ alzate, come a dire “e chi ci capisce niente; chissà dove siamo!”

 

Voce della Storia (overvoice):

 

In certi posti è arduo giungere.

Ma lo sarà di più abbandonarli.

 

Prima scena.

 

Una bici appoggiata al muro interno di una fattoria, del tipo antico, dove la stalla era a sinistra, la cucina a destra, in mezzo il lungo androne.

Nella sala da pranzo, primo piano sugli oggetti della stanza. Primo piano sulle numerose mosche, che abbondano vicino alla frutta raccolta in un vaso intorno alla tavola (mele, pere, sorbe, melograni, uva etc).

Una voce di donna: Quanti moschi! Per la ma’!!

Si rivolge a uno che sta uscendo nell’androne.

Donna: Renso, e dov’et adesa?

Renzo: A fer un gir!

Donna: A lavurer con to peder no, eh?

R: No, mama! E vagh dop da papà!

Donna: A t’è propria un fiol ed…

R: Ste’ ateinti a parler, mama! – dice ridendo. “Av salot, dai!”

D: Mascalsoun! – ma lo dice quasi ridendo.

Si vede solo ora il giovane Renzo che, inforcata la bici, se ne va fuori in strada.

 

Seconda scena.

Anche lì una bici, ma da donna, anch’essa appoggiata in un altro androne.

Sala da pranzo analoga, anche qui mosche.

La mamma sta facendo cuocere qualcosa sui fornelli (patate, o riso).

Adele: Mama!

Mamma: Sagh’è adesa?

Adele: Posia ander?

Mamma: “Ma indove?”

Mamma: A fer un gir!

Mamma: A st’ora… con cul chel che’?

Adele: Seh, agò bisogn ed sgranchir un po’ al gambi!

Mamma: Va’ un po’ a sciancher l’erba!

Adele: Mama, a sun stofa, am sun alveda a sinc or, ajò munt, ajò spase la stala, adesa agò voja ed fer dl’eter!

Mamma: Dl’eter?! – pausa: Oh! Ander mia a fer la putana… Am’arcmand!

Adele: Mama!

Mamma: Va bein, ma fra n’ora viin a ca’!

Adele: Va bein!

Si vede solo ora la giovane Adele che, inforcata la bici, se ne esce in tutta fretta in strada.

 

Anche ora immagini della pianura, le bici si vedono da lontano, prima una e poi l’altra.

Lui si volta indietro e fa un gesto di richiamo. E poi comincia a pedalare forte. Lei pure accelera. I due amanti raggiungono un luogo, dove abbandonano le bici contro a un albero.

E se ne vanno correndo e sparendo nell’erba alta.

 

Scena terza, che si alterna a Scena quarta:

 

Olide (O) che parla con un amico (Giuseppe), nel piazzale della chiesa.

 

III:

 

O: Va bein, adesa e vagh…

G: Ma resta un eter po… tant sa vet a fer a ca’?…

O: oh, agnè seimper…

G: Ma se anghet gnan na stala, gnan un pcoun d’un camp…

O: At ringrasi!

G: No, speta… ant’ vriva mia ofender!…

 

IV:

 

Dall’erba si sentono grida e ansimi…

 

III:

 

G: Ma, dim un po, l’è veira che l’an masee?

O: Ma chi?

G: To non!

O: Ma chi t’ha det ‘na caseda compagna?
G: As dis in gir…

O: In paes as nin dis tanti ed cujonedi!

G: E alora?

O: Alora, l’è stee truvee mort in carosa, dopa che a l’è caschee in dal caneel…

G: a l’è mort ‘nghee,insoma?

O: Frena. A l’è mort dopa aver picie’ cla soca… an priva mia ‘ngher in mes meter d’aqua…

(scena dell’incidente)

G: Ma l’è veira che anghìà mia lasee gninto?

O: ‘na carosa rota..e e du cavai…

G: Ma come l’è possebil?

O: A l’è stee un fes. Luigi, al set col che ag’à viva da aprire un negosi, a gh’a fat firmer dal cherti, carte d’avvallo am per che as ciamen, e akse’ a s’è impegnee per di debit d’un eter.

G: E dopa Luigi a l’è andee a Res, a lavurer sota padron…

O: Eh seh!

 

IV:

 

Scena del verde, si sentono le lontane voci dei due amanti, che ogni tanto rompono il silenzio.

 

III:

 

G: E ora siiv…

O: A sum armes con ‘na man davanti e una dree…

G: Che sfiga!

O: Gninto che an so mia risolver… occorr lavurer… a proposit… second te a ghè qualchidun ca gà bisogn d’un che fatiga in na stala?

G: Edmand a me peder! Ma te… anghet mia da spuseret?

O: Per al mumeint agò da penser a camper!

G: Beh… la to ragasa dla tera agn’à!

O: E second te a la dan a ‘na dona?

G: Che rapport a ghet coi so fradee?…

O: Mia tant boun…

G: Prova a fer un o’ al rufian…

O: An sun mia boun a fer certi cosi…

G: Ma va’ da lor ed dmanda che fagan a mood con la sorela!

O: An sun mia al tipo!

G: a t’è troop orgoglious!

O: A sun cme sun!

G: a t’è inamuree ed l’Adele?

O: Cme al prem de’!

G: E l’è ‘na persouna a mood?

O: E perché ‘sta dmanda?

G: Bela a l’è bela…

O: Ma a l’è anca… bouna, pasinta, un po’ riserveda forse… a sarà ‘na mojera tranquela che ‘spetta al marii che torna a ca’ dopa ch’è faat al cul tot al de’!

 

IV:

 

Scena del verde, si sentono ancora guaiti, gemiti, urletti:

 

Adele: Vocca ‘ste tremend!

Renzo: niin voot ancora?

Ad: Seh!

R: Dim te fin quant!

Ad: Fin che agn’et !

 

Le frasi sono dette a mozziconi, fra i suddetti guaiti e urletti

 

III:

 

G: Ne et sicur?

O: Sa voot river a dir? (sta quasi montando in collera)

G: agh’è chi dis che pies anca a un eter om..

O: A chi?!

G: As dis l pchee e non al pecator…

O: Am sa ed saveir chi po’ eser, un cuioun…

G: E se al doni piesen i cuoioun?

O: Adele a l’è mia akse’…

G: Seh… Ah l’è tot ‘n’etra cosa… (ironico)

O: Perché an l’è mia akse?

G: Tot al doni iin cumpani in dal piser!

O: E ‘sa vol dir?

G: A vol dir che…

O: Sent un po’… a ghè un pover semo che va in bici alla sira areint a ca’ sua e dla streda a taca a canter, e poi spares…

G: As ciama Renso?

O: Am peer… l’è al fiol d’un ed Castelnov… un che fa ed msteer al birroccer…

G: Olide! Al doni iin particuleri…

O: An preocuperet mia… s’agha da succeder, me mas sia loh che lee… At salot…

G: Ma no dai, frena, che a vein teegh!

 

IV: nel verde, si odono solo le voci.

Risolini.

 

Ad: E scapp!

R: Dai, ne… ne fomia n’etra?

Ad: Ma saghet in dal boss, la fabrica?

R: Seh, la fabrica del Vatican!

Ad: Miscredeint! Ag’ò da ander!

R: A t’è piasuu?

Ad: E te se peinset?

R: M’et lasee la voja…

Ad: Ancora?

R: Seh, adesa me vag a ca’ e me faag ‘na vaca!

Ad: Ohh, beata lee!

R: Ma se et voja ancora, dai… ne fomia n’etra!

Ad: Seh, delinqueint, ma dat ‘na mosa… la mama l’è la’ che m’aspeta!

R: Magara l’è la che ciola anche leh!

Ad: Strunz!

R: Troia!

Si sente uno schiaffo.

Ad: A t’è gustee?!

Si sente un altro schiaffo.

R: E a te? A l’ed ed to gradimeint, sgnoreina?

 

III:

 

I due amici sono in bici.

Sarà mezzogiorno.

Si vedono da lontano mentre percorrono i zigzaganti viottoli ghiaiosi.

Soggettiva.

 

G: Oh, agh’è del movimeint dree a cal pianti là!

O: Eh?

G: A ghe du polaster che ciolen!

 

Si vede subito dopo Adele che cammina impettita e tutta spettinata, con l’erba appicicata ai vestiti.

Giuseppe dietro, che dice: E so… dai… fermet!

 

Adele cammina dritto, poi sente arrivare le bici, le osserva e ha un moto di sorpresa, rimanendo a bocca aperta, con le mani sulla bocca!

G: Bon! La friteda l’è fata!

 

Giuseppe raggiunge la bici e scappa dalla parte opposta.

 

Adele rimane ferma, sbigottita, incapace di parlare.

 

La camera inquadra la campagna più avanti, da cui escono, tranquilli, mano nella mano, la Storia e il Tempo.

 

Scena quinta

 

Si vede Giuseppe che si sta allontanando, ormai distante alcune centinaie di metri.

 

Adele: Olide, me…

Olide: Va’ a ca’! (duro ma con voce appena un po’ alta)

Adele: Me… non…

Olide: Va’ a ca’! (durissimo e voce urlata in modo terribile).

 

Adele raggiunge la bici ancora appoggiata all’albero e se ne va.

 

Olide rimane immobile e segue il lento percorso della sua fidanzata.

 

Rimane immobile, anche quando Adele non si vede più.

 

Scena sesta

 

Adele nella sua stanza, a capo chino.

Si alza d’un tratto.

Gira per la stanza senza requie.

Dà un calcio all’armadio.

Si fa male: Ad: Ahi!

Si rimette a letto, supina, occhi chiusi.

 

Scena settima

 

La mamma e il fratello di Adele, di nome Abele.

Mamma, M: E adesa?

Ab: Adesa gninto!

M: Come gninto!

Ab: Adele… l’è gravida!

M: Cosa? E ed chi?

Ab: Come ed chi?

M: Ed… Olide?

Ab: L’è loh al peder!

 

Scena ottava

 

In bici Abele esce.

E’ sera.

Raggiunge una casa.

Appoggia la bici.

Suona.

 

Scena nona:

O: E second te me al saiva mia?

Ab: A t’è un disgrasiee!

O: Me?

Ab: Tot du!

O: L’è capitee… l’avre spuseda apeina l’era possebil!”

Ab: Cujoun!

O: Abele, noeter du a som mia due amigoun… e… a fom fatiga a suporteres…

Ab: E ‘sa vol dir?

O: Da un amig a pos tor ‘na morela, ma da te no. Te la morela la fet a to sorela!

Ab: Andom al sood. Adesa sa voot feer?

O: A nal so mia. Al putin l’è mio! E speta a me!

Ab: Ehi… Chelmet! An l‘è mia un videl!

O: Me l’Adele an la voi piò veder!

Ab: Te l’e da spuser, eter che bali!

O: Ah… seh. A s’è vest… l’è intereseda a un eter piò che a me!

Ab: Lesa ster col che la peinsa lee…

O: E quel che peins me siin faghia?

Ab: Nessun al sa col ch’è sucess!

O: I mee maron! Agh’era al me amigh! E ghera anca col mandrel cla la guseva!

Ab: Ed al to amigh egh peins me!

O: E second te me a spos ‘na ragasa cl’è gravida, prunta a sposeres e che intant a sfa trumber da un imbambii!

Ab: O tla toot, o t’mas!

O: Oh! Siiv ‘na bela famija…

Ab: Se t’la spos, et sare’ cunteint ala fin! Adele l’è ona che an sta mia con al mani in man…

O: Seh seh… al so.. an sta mia col mani in man!

Ab: Sa fer la sfoja. Sa fer i caplett. Lavoura in dla stala.

O: E s fa incaner…

Ab (dopo un primo momento di nervosismo, si tranquillizza e quasi sorride): Te aghet da sfogher! Sfoghet… ma se an tla spos mia, dopa am sfog me. Se tla spos saress cunteint, at dagh la me tera che an gh’et mia, se an sbali, avress ‘na ca’ da padreteren. Et lavour in di camp ch’iin too, c’me fag me. Et sares padroun ed te e mia piò servitour. Me e te dla stessa perta. E Adele sara’ tegh. E me an la voi piò difender se sbaja ancora! Et capii?… Iin cas so. Et po’ anca maserla, se al merita. Ma te adesa l’et da spuser, angh’ è mia manera!

 

Fuori, in bici, il Tempo, fermo, aspetta e, nell’attesa, si accende una sigaretta.

 

Scena decima

 

Adele nella sua stanza, sul letto, bocconi, immobile, come morta.

Si sente gridare una voce di anziana, dalla camera accanto.

 

Nonna: Na putana l’è to fiola! L’è seimper steda ‘na delinqueinta. E l’era anca incinta! ang basteva mia! An se sposa piò, et scommet!?

Mamma di Adele (MA): a l’è inotil! Ormai l’è fata! Al lat l’è stee versee!

Nonna: L’è stee versee al lat d’na troia!

 

Adele per non sentire comincia a cantare una canzone delle mondine. Le altre continuano a gridare:

 

Voce di Nonna: Seintla! E’ la che canta! An l’è mia nurmela! Canta por, desgrasieda!! Finiree in mes a ‘na streda!”

 

Scena undicesima:

 

Adele, sempre cantando, esce in bici dal portone e va dritta in una direzione, sa dove andare.

Scena dodicesima.

 

Adele e Olide.

 

O: Set gnuda a fer?

Ad: Et fagh schiva?

O: ‘Sa voot che et dega, la veritee?

Ad: La veritee a l’à scoperta chi aga viva da perder quel…

O: Sa vol dir?… me an’t ò mai capii a te!

Ad: Me pos diret tot al casedi che m’per, tant ang’ò mia piò gninto da perder!

O: Vabbè dai… Te tet fat fino alla quinta, me fino alla tersa!

Ad: Seh, a sun ‘na dotoresa!

O: A t’è solameint ‘na sioca!

Ad: Chi è m’è gnuu a dree, te a me o me a te?

O: E sa gh’eintra?

Ad: Vol dir che at piasiva, noh?

O: Taja curt ca ghò da fer!
Ad: E t’è piasu gnir ala foja megh!

O: A te no?

Ad: E a forsa d‘ander ala foja met mess incinta!

O: me a t’avree spusee, sema!

Ad: E dopa? An t’è piò caghee… cla sema che!

O: E alora… te t’è andeda con cul cuioun?
Ad: As pol der!

O: Me… an t’ voi mia ruviner la veta… me penseva che…

Ad: Che…? Laveda e sugheda e per gnan druveda!

O: Ma c’me ragionet?

Ad: Al dis seimper cla tacalit ed me nona!

O: A t’è mata!

Ad: Peinsa set spous na verginela che dop al matrimoni at rempiess ed coren!

O: E te tet mesa avanti col lavor faat!

Ad: Seh… al mio l’ò bele faat! Adesa son a post. Pos feer la mujera.

O: Ant’ò mai capida te, Adele… et me seimper piasuda per col motiv le’!

Ad: Se t me spos, me saress seimper fedeila!

O: No, Adele, me am ricurderò seimper ed te… ma adesa va’ fora, sparess… che ant voi piò veder la toh facia!

(la voce di Olide ora è tremante, quella di Adele sempre dura).

Adele è come presa in contropiede, rimane allibita, indietreggia, tocca la porta con la schiena. Continua a fissare Olide.

Ad: Se am me spos mia, tla faran pagher i mee fradee!

O: E chi al dis dis, Abele?

Ad: Chisà! Magara a sun ‘na putana, ma anca ‘n’indovina!

 

Poi esce dalla stanza, senza parlare.

 

Va in bici.

 

Si allontana.

Dietro, la Storia la segue in bicicletta.

 

Scena tredicesima

 

Adele è in bici, primo piano con lacrime di rabbia, faccia irata.

 

Scena quattordicesima

 

In bicicletta, Abele va a casa e monta su un trattore.

 

Scena quindicesima

 

Olide parte quando è ancora scuro a casa e arriva in un vecchio caseificio.

Entra.

Camera fissa sulla bici, mentre il giorno tende alla sera e al buio.

Col buio Olide esce e va in bici, fanale acceso.

 

Scena sedicesima

 

Adele in casa comincia a tessere scalfarotti di lana per il nascituro.

Posa l’ago e si alza, va fuori dalla stanza.

 

Scena diciassettesima

 

Abele ancora sul trattore che gira per i campi.

 

Scena diciottesima

 

Olide torna quando è ancora buio al casello. Entra.

Ne esce quando è già buio.

Va in bici, sereno.

 

Scena diciannovesima

 

Adele sta in camera con un ragazzo molto timido, un po’ più giovane di lei, Mauro, con cui si scambia alcune frasi, educatamente. E’ un villano giovane e alla buona. Non si sente nulla se non un (di lui):

Mauro: E quand nasrà?

Adele: Quand a gsra’ a dree.

M: E come al ciamom?

Ad: E te, Mauro, come at piasrè ciamerel?

M: A nal so mia! – detto con un filo di voce.

Ad: A l’è propria un bel nom “Analsomia!”, ma seh, al ciamom akse’!

M: Am tot seimper in giir!

Ad: No, ant’al merit mia, nano!

M: Am piasre’ ciamerel come al pover papà!

Ad: E cme as ciameva al to pover papà?

M: Cristofor, ma al ciameven Stufanein!

Ad: E akse’ al ciameromm, Cristofor det Stufanein!

M: Ma se è po’ ‘na femna?

Ad: No, Dio mama! Cristofora deta Stefaneina!

M: No! Palmina, come la me mama!

Ad: Va bein, cme et voot, ma adesa… lasom in peis… stag mia tant bein!

M: Obbedesc!

Ad: Avanti Marsh!

M: Ma at’è propria tremenda! – lo dice mentre esce quasi a passo di marcia.

 

Scena ventesima.

 

Olide e Clara fanno la fuitina e vanno a Parma a vedere la città.

 

Scena ventunesima

 

Olide staziona nervoso su una vecchia vespa o simile del tempo (anni 35), ogni tanto si posta di qualche metro. Sta arrivando Clara.

Olide, nervoso: “Quant teimp!, dai!, monta sò!”

 

Scena ventiduesima

 

Olide e Clara vanno a casa di Olide, dove c’è la mamma che accoglie la nuora festosa.

Savina, madre di Olide: beh, stasira e per un po’, Clara la dorom megh! A som d’acordi?

Clara: Seh, sgnoura…

Olide: Seh, mama…

 

Scena 23esima

 

Clara e la mamma di Olide dormono insieme, nel lettone matrioniale.

 

La cinepresa gira per la casa fino a che trova Olide, nel letto, che ride da solo.

 

Scena ventiquattresima multipla

 

Scene di vita contadina.

Ballo di contadini e contadine nella stalla.

Ballo di contadini e contadine nell’aia.

Feste popolari su momenti agricoli, aratura, trebbiatura o simili.

Musica contadina, miscellanea.

Galline e papere starnazzanti a suon di musica.

Con la musica alta: scena di parto di una scrofa.

Con la musica alta: scena di parto di una vacca.

Con la musica alta: scena di parto della figlia di Adele.

Primo piano della neonata.

Ritorno alla “festa”, musica sempre alta.

Crescendo.

Sera, dopo il tramonto, silenzio.

 

Nel buio si intravedono le figure del Tempo e della Storia.

 

Scena venticinquesima

 

Clara ha i dolori del parto.

Viene chiamata una levatrice anziana, armata di forcipe.

La cosa si fa grave.

Visi preoccupati.

 

Scena 26esima

 

La levatrice esce dalla stanza e dice: Angl’à mia fata! L’è mort!

Olide stoico, trattiene le lacrime.

Primo piano della puerpera: affranta.

 

In un angolo dell’androne, seduto, il Tempo assiste, tranquillo.

Al suo fianco la Storia si mette le mani nei capelli.

 

Scena 27esima

 

Olide cammina. Incrocia il solito Giuseppe, che gli dà una pazza sul braccio.

I due parlano, ma non si sente niente essendo lontani.

Rumori di cicale.

 

Con la musica alta: scena di parto della figlia di Olide.

 

Scena 28esima

 

Olide in bici. Lo affianca Giuseppe, anche lui in bici.

 

G: An vet mia al matrimoni dla to bella?

O: La me bella l’è a ca’!

G: Al seet che agh’an compree un bel marit all’Adele?

O: Ah se’?

G: Insoma… A regola… a l’è un servitor ed so fradell!

O: Giuseppe, me agh’ò da lavurer, e vagh ed pressia!

G: Anca la domenica?

O: Per un caser la domenica l’è eguela al venerde’!

G: At salot! Brev om!
O: At salot! Bon da gninto!

 

Olide accelera, lasciando quasi sul posto Giuseppe.

 

Scena 29esima

 

Olide incontra Abele.

O: Me fiola dovela?

Ab: Chi?

O: l’ev ciameda Caterina, ahn?

Ab: Chi? Ah! Me nvoda?… l’è… l’è morta!

O: Beda bein che a me m’interesa mia gninto ed la toh fameja…a me am prem sol…

Ab: L’à parturii a Perma… ma la putina l’è morta!

O: An gh creed gnan!

Ab: Fa’ col che t peer, ragasol…

Passa il Tempo e urta involontariamente Abele:
Ab: Ohhh… Sta’ ateinti!

Il Tempo, senza scusarsi, prosegue.

Ab: Ma chi el, col lè?

Abele si volta verso Olide, che però è sparito.

 

Scena 30esima

 

Clara dice a Olide.

Cl: A prans e voi fer al cunii, va’ a torn’un e masel col baston…

O: Macche’bastoun, em basta un colp in cò con la man!

Cl: Brev marii!

O: Ma an t’è mia bouna te?

Cl: Se aghè da sciancher al cool a ‘na galeina (e qui si vede la scena di Clara che insegue una gallina, la cattura e, senza farlo vedere espressamente, agh tira al cool), a sun bouna, ma se aghè da meser un cunii ag vol un omen!

O: Oh, n’etra volta dmanda a to fradel Mario, lo al drova la sfrombla, prima li mola e poi agh tira i sass!

CL: Al so bein che l’è un delinqueint!

Si vede fuori un ragazzino che nell’aia con una fionda che “punta” contro un coniglio.

 

Scena 31esima

 

Si vede Olide che toglie un coniglio dalla gabbietta e si sposta. Camera sulla gabbia. Si sente un colpo in testa. E un commento del marito:

“Bon, vest?, a l’è bastee un colp secc! An’tl’è gnan sintuu!”

 

Si può far vedere, sempre in modo soft e non sanguinolento, l’avvenimento dell’arrivo in casa di Olide del masein (uccisore, scuoiatore etc di maiale).

 

Olide va a caccia e a pesca. Scene senza dialogo.

 

Olide, ripreso all’interno di un caseificio, dà ordini a destra e a manca: è ormai il capo casaro.

 

Scena 32esima

 

A casa, Olide, chiama a raccolta la famiglia e dice loro, come se fosse il capo famiglia:

I capi mi hanno chiesto di sostituire Bruno che andrà a lavorare a Cadelbosco, insieme a Paolo e Carlo. Ve lo chiedo solo una volta ma voglio una risposta subito e sincera. Ve la sentite di aiutarmi, tu, Rico, saresti il mio vice, tu, Dino, il garzone. Insieme a te lavorerà Enzo.

I due fratelli fanno sì con la testa.

Olide: Seh, alora?

I fratelli: “Seh!”

Olide: Luigi, che era minore al tempo della morte del nonno, ha i soldi necessari per andare in collegio. E ci va.

Almeno uno di noi studierà. Luigi? Che dici?

Luigi (un ragazzone di tredici anni): Va bein!

 

In una poltroncina a lato, siede il Tempo, che fuma una sigaretta.

 

Scena 33esima.

All’interno del caseificio.

 

Olide mostra ai fratelli i vari lavori del caseificio.

Poi si vede gli stessi che lavorano.

 

Scena 34

 

Ennesima riunione di famiglia:

Olide: Non si sa se ci daranno gli stipendi per questo mese, i capi sono andati a Milano e non so se torneranno. Quindi per cui, domani andremo in caseificio e ci prendiamo le cose nostre.

Fratello di Olide: dovremmo prenderci anche il grana che ci spetta.

Olide: No, a som mia di leder noeter!

Fratello: Ala fin iin noster, at degh!

Olide: No.

Fratello: Ma se iin scapee via seinsa pagher gli operai!

Olide: fa gninto!

Fratello: Ma perché?

Olide: Perché agh’è la guera!

L’altro fratello: E noeter, sa magnomia, i sas?

Olide: Venerde’ e vagh a Rez, alle Reggiane a sercher un lavor, per me e per voeter du. Adesa stom tot in paes e as fa l’ort tot quant. Al pan al fom in ca’. Anca al vein e la grapa.

Olide si alza e se ne esce di stanza.

Primo fratello che ha parlato, ora con un po’ di acrimonia: “Cme seimper al decis tot loh, al noster cap!”

Secondo fratello: Oh! Olide l’è fatt acsé!

Primo fratello (incattivito): Beh, a l’è fatt meel!

Al che Olide, che, probabilmente, ha sentito tutto, dice: “Seh, a sun fatt acsé… e av dirò anca che me a non voi mia fer la fin dal barboun a Res, quindi per cui io… ricomincio a studiare fino alla licenza, capito?

Fratello primo: sa perlet, adesa, in italian?

Olide: An pos mia?

Fratello primo: At met a studier?

Olide: Seh, perché a te fa schiva?

Fratello Primo: A me seh!

Olide: Quand e ved la Dirce, la me vecia maestra, egh dmand s’am prepera lee! Se vrii… anca vueter… – lo dice mentre esce di stanza. Si riaffaccia poi dicendo: Del teimp leber agnè!

Al che il primo fratello fa il gesto dell’ombrello con una certa violenza.

 

Scena 35esima

 

Scenette varie di Olide con la maestra Dirce mentre usa goniometri, righe, calamai e inchiostro. Magari mentre si sprizza tutto di inchiostro.

 

Scena 35esima bis

 

Maestra Dirce: in Matematica siete svelto a far i conti, Olide…

O: Ho dovuto imparare sennò mi fottevano.

D: Non si dicono parolacce!

O: Scusem, sgnoura Dirce, a m’è scapeda!

D: E non si parla in dialetto, almeno qui, quando siete a lezione.

O: Scusatemi!

D: Va bene, Olide, avete studiato le pagine di Storia che vi ho dato ieri?

O: Seh, ma vorrei essere interrogato domani!

D: Qualcosa vi è poco chiaro e…

O: No, tutto chiaro ma non ho imparato a memoria i nomi!

D: Non vi piace la Storia, Olide!

O: Me medra… ehm… mia madre diceva che era una gran brutta bestia la Storia.

D: Si dice così della politica!

O: sì, maestra, ma la Storia da cosa è fatta, se non dalla politica…

 

La Dirce lo guarda perplessa.

 

Davanti a lei la Storia che, indispettita, rovescia un po’inchiostro sulle mani e sul maglione di Olide.

 

D: Olide, anche oggi vi siete sporcato le mani di inchiostro… guardate… anche il maglione…! State più attento…. Parete quasi un bambino!

 

Olide è avvilito.

 

Scena 36esima

 

Scene di lavoro in fabbrica di Olide e dei suoi fratelli.

 

Scena 37 esima:

 

Bombardamenti su OMI Reggiane.

 

Scena 38esima

 

Olide dice ai fratelli, sotto un capannone:

 

Han bombardato anche la casa dell’avvocato, non so dove andare a dormire stanotte, ci arrangiamo qua (si intravedono anche la moglie e un bambino di 8 anni), domani partiamo per Poviglio.

 

Scena 39esima

Olide torna a casa, sudato e in canottiera.

Clara: Olide!

Olide: Sagh’è?

Clara: Et sintuu se è success ai Piccinini?

Olide: A chi?

Clara: Ma seh, cla ginta che viin da Modna.

Olide: Ah, se gh’è success?

Clara: An masee un tedesc e i fasesta an radunee dla ginta in piasa.

Olide: In dove?

Clara: In piasa, dvant ala cesa! E dopa… un a un ian mandee a ca’ la ginta!

Olide: Tot quant?

Clara: No! Mia Piccinini, al peder, e i due fioo che in mia ancora partii militer…

Olide: Alora… sa gani faat?

Clara: Eren leghè cme conii! Po’ agh’an det… prii ander… e gh’an sparee in dla schina!

Olide: Boia d’un can! An’s pol mia ander Avanti aksee!

Clara: No! An’s pol mia!

Olide: me fag i mee!

Clara Seh! L’è al miglior partii!

Olide: sperom ca basta!

 

Scena 40esima

Olide alla moglie: A sun disperee, ragasola, aio faat e faat e guerda adesa! Aghò gninto in saca e angò gnan ‘na ca’ mia.

Clara: An l’è mia veira che angh’et gnint in saca. A fom un prestit e gla fom a cumprer ‘na ca’!

Olide. Bah! Sperom!

 

Scena 41:

 

Un ragazzo sui 17 anni, nel buio, corre disperato, cade, si rialza, corre ancora.

 

Un uomo in bicicletta si ferma e gli chiede:

 

Uomo: Se è success?

Enso Iori: E m’an bruse tot quant!

Uomo: Ma chi?

 

Enso sviene.

 

Scena 42:

 

Uomo: Alora dutour?

Doc: A ghan fat un bel servesi!

Enso: Iin stee I fasesta!

Doc: Con al sigareti apiedi?

Enso: Seh!

Doc: Aio capii…

Enso: Me peder li masa, adesa!

Doc: Parlerò io a tuo padre!

Enso: Vagh fer al partigian!

Doc: Quant ann agh’et?

Enso: Derset!

Doc: Sa vot fer da grand?

Enso: Al dutour!

Doc: Allora pensa prima a studiare!

Enso: No, prema e vagh a fer al partigian!

Doc: Fa’ quello che ti pare.

Enso: E voi… e voi… e sviene.

Uomo: è morto?

Doc: No… non l’ammazzo mica io il mio futuro sostituto!

Uomo: Ah, l’è svnuu…

Doc: Se no, cme faghia ad ander in pensioun!

 

Il dottore si lava le mani.

 

Scena 43

 

Inaugurazione della casa nuova.

 

Olide tutto scoppiettante dice al figlio:

Dai Sandro! Aiutom a porter cul cancher che in canteina!

E prende una serie di arnesi e, insieme li portano in cantina. O, meglio, Sandro apre le porte a Olide. E lo segue.

 

Scena 44esima

 

Clara: Olide! Agò ‘na novitee!

Olide: Nooo!

Clara: Seh!

Olide: Sperom che sia femna, dai!

Clara: Tulom col ca viin!

Olide: Come diceva la mamma: Pianser fa trii…

Clara: “… e reder fa trii!”

Olide (la scena si sposta fuori) e si sente solo la sua voce:
Esatt!!!

 

Scena 45esima

 

Clara sempre più incinta.

Olide l’abbraccia forte.

 

Null’altro che questo.

 

Scena 46:

 

(sono a tavola: mangiano minestra con verdura varia senza pasta)

 

Olide: Han ciapè Ugo, Sergio e Renato!

Clara: Chi?

Olide: Chieter!

Clara: Come chieter?

Olide: Chi à vint a guera!

Clara: Ah! E seg fan?

Olide: Boh! La ved brotta!

Clara: Per lor?

Olide: No, per noeter?

Clara: E noeter sagh’entrom?

Olide: In cal gir lè egh fan entrer chi volen!

Clara? Eh?

Olide: Soquant de fa an fermee Rolando…

Clara: Chi?

Olide: Dla ginta che gniva da Modna, angh’era anca Mignola…

 

Scena 47

 

Un gruppo di facinorosi fermano un uomo sui 30 anni.

 

Mignola: Cuschè l’è un di lor!

R: Sa vri da me, saio faat?

M: …L’è un cuioun che va seimper a messa!

Capo: E se gh’eintra se va a messa?

M: An l’è mia un di noster!

C: Agh’n’è di noster che iin ed cesa!

M: Cusché a l’è dla perta dal padroun!

C: Sent un po’, zuvnot: da che perta steet?

R: Dla perta dla me fameja!

C: Ant’saree mia un partigian?

R: No!

M: Masommel!

C: Tees, Mignola! Ant’saree mia un fasesta!

R: Sun un che fa i soo!

M: At degh ed maserel!

Amico: Al cnioss, as ciama Rolando, a fa l’impieghee alle Reggiane, e l’è na breva persouna!

M: Ma sl’è un clerichel ed merda!

C: Sa fomia, al mulom, ste bisouch?

A: Seh, dai, sagh’entra loh col fasisom!

Il capo spara per aria ridendo.

Si vede Rolando che, quasi correndo, si eclissa dopo un voltone della strada.

 

Scena 48

 

M: Me l’avres masee!

A: Me al so perché!

M: E perché, sintom!

A: Perché at da seimper la pega a zugher al boci!

M: Ma tola in dal cul, semo!

A e C: ridono.

 

Ritorno a scena 46 (i due sono alla frutta; Olide mangia l’uva col pane).

 

Cl: Pover Rolando, a s’l’è vesta brota!

O: Ieri an masee al peder dla Maria!

Cl: Chi?

 

Scena 49: si sente un urlo: “Mott! Viin szo!” – si vede un uomo sui cinquant’anni che si affaccia al dal vetro aperto di un secondo piano, stanza buia.

 

Scena 50: “Mott”scende le scale borbottando un po’ furente: “Se peinsen c’abia paura!”

Si vede che apre il portone. Si sentono due spari.

 

Ritorno a scena 46

 

O: Quelchidun, a n s capess mia chi, l’à ciamee zo!

Cl: Un so amig?

O: Seh, un so amigh… aghan sparee set colp ed s-ciopp!

Cl: Dio mama!

O: E per col motiv l’è che a sun preoccupee!

Cl: T’è seimper lavuree onestameint!

O: Anch al peder dla Maria!

Cl: An’t’è mai ocupee ed poletica!

O: No, me no, ma chieter seh!

Cl: E chi?

O: Chi a gl’à megh per un fatt antig! E che m’la giureda!

Cl: Ancora per col fat là?

O: Ahn ahn! (nel senso di assentire, non di ridere)

Cl: Ma va….

O: At vedree se an gh prouva!

Cl: Dai, l’è un semo ma an l’è mia un delinqueint!

O: La guera cambia al persouni e in pes!

Cl: Va bein, però!

O: I semo dveinten facilmeint delinqueint!

 

Scena 51esima

 

Urla.

Clara, alla finestra: Oh Dio, adesa sa volen!

Olide è nell’orto che zappa.

 

Una decina di uomini lo attorniano, lo prendono e portano via.
Clara esce di corsa dalla casa e grida:

Olideeee!

 

Scena 52

 

Clara esce con la bicicletta come un missile.

Viene fermata da una donna, che le chiede: Ma dove l’han portato?

Cl: A Castelnoov!

Donna: Ma indove?

Cl: Nla caserma di carabineer!

Don: Iin d’acordi coi carabineer?

Cl: Macché! La caserma l’è voda. L’han ocupeda chi viiacc!

Don: E adesa…?

Cl: Adesa ag’ò da scaper!

 

Scappa via come un fulmine in bici.

 

Scena 53esima

 

Clara appoggia la bici a una caserma mal ridotta, bombardata da un lato. Clara sente delle voci, delle grida, dei rumori. Si avvicina con una certa cautela. La caserma ha vari squarci. Entra in uno e dà uno sguardo dentro la stanza attigua, attraverso il vuoto fra i cardini e la porta: tre uomini seduti e legati mani e piedi. Torna indietro. Fa il giro dell’edificio. Entra in un altro squarcio, ma qui la porta è chiusa e lei prova a tirarla lentamente: chiusa. Continua il giro. Entra con grande circospezione da una porta socchiusa. La stanza è vuota. Si avvicina ad una porta chiusa. L’apre lentissimamente con una certa trepidazione. Vede Olide e un altro, ambedue legati mani e piedi e girati di schiena.

Cl: Olide…! – bisbigliando

Cl: Olide…! – un po’ più forte.

Olide fa fatica a girarsi e quando ci riesce mostra una maglietta insanguinata.

O: Clara! Ma sa feet che’! Va’ a ca’!

Cl: Ma sa t’han fatt… – tono addolorato ma non piangente.

O: A m’an quesi masee!

Cl: Olide caro!

O: Guerda san fat a Ugo!

Ugo si volta e ha il viso completamente tumefatto.

Cl: Ugo!

O: Adessa va’…

Cl: vagh e vein, con ‘na majeta pulida, anca per Ugo!

Ug: An dir mia gninto a me mujer ed cme m’et vest!

Cl: Sì! Sta’ tranquel… Alora vad e torn con maii subeet… A togh dl’aqua da bever!

O: Seh cola l’è la va seimper bein, al maj e cred ed no, fra chi cancher aghè anca Abele…

Cl: Al fradel ed cla disgrasieda…

O: Seh, propria loh!

Cl: A som a post!

O: E l’è un di piò catiiv!

Cl: Vagh a parleregh!

O: Va a ca’, basta un in fameja in dla merda!

Cl: Vagh e vein!

O: No… dmateina!

Cl: Anca dmateina!

O: No! Sol dmateina… ora l’è trop pericolos! A l’è bele sira!

Clara esce di corsa.

O: E vagh e vein e fagh du giir dgiva me medra!

Olide piange sommessamente…

 

Scena 54esima

 

Clara va in bici verso casa…

Arriva a casa.

Sandro, il figlio, le corre incontro:

Sa: Dovet andeda?

Cl: Da papà!

Sa: E adesa dovel papà?

Cl: L’è armes fora a lavurer…

Sa: Tot la not?

Cl: Seh, tot la not!

Sa: Ma dman viin a ca’?

Cl: Seh, dman a vin a ca’… (voce un po’ rotta dal pianto)

Sa: Adesa set sa voi fer? E vagj a lett, e dorom e quand me svej aggh’è papà!

Cl: Breve, Sandro, fa’ akse’!

 

Scena 55esima

 

La Storia grida: Noooo!

 

Un camion guidato da un tipo che ridacchia, al suo fianco un altro che pure ridacchia ed ogni tanto guarda indietro. Scena senza voci e senza rumori. Lunga due-tre minuti.

 

Scena 56esima

 

Il corpo di un uomo attaccato con i piedi al camion, supino, si muove appena.

Il grido di un bambino, non inquadrato: Papà!

Pianti di bimbi e di una donna.

 

Il Tempo e la Storia ripetono le parole di un certo Graziano Dall’Aglio, memoria storica del paese, da contattare), in overvo

 

La mattina dell’8 maggio 1945 mezzo paese vide e non fiatò. Il Biro entrò alla guida del suo mezzo nella piazza; dietro, legato ai piedi con una corda come in certi film western, strisciava nella polvere Ugo Pelicelli, il papà di Ettore e di altri sei figli. «Ero un bimbo, ma quella scena me la ricordo bene: la testa, insanguinata e gonfia, sbatteva sul selciato, il corpo ricoperto di lividi, la gente, ebbra, gridava e lo ricopriva di insulti, un occhio, ma il dettaglio se lo ricordano solo gli anziani, penzolava fuori dall’orbita. Lo spettacolo durò un minuto, forse più. Mio padre mi portò via, ma presto anche il camioncino sparì e la gente sentì gli spari alla periferia del paese».

 

Scena 57esima

 

Un fucile spara verso il basso, presumibilmente verso un corpo disteso.

 

Scena 58esima

 

L’autista del camion, un po’ più invecchiato, dice, con le palme rivolte alla camera:

Me era ala guida del camion ros, a val giur!… me an so eter!

 

Scena 59esima:

 

Vari volti, uomini. Donne, ragazzi, vecchi, atterriti e ammutoliti. La faccia (ora di nuovo giovane) del camionista che ride e che dà un calcio al cadavere.

Il Tempo guarda la scena con sguardo privo di paura.

La Storia lancia un grido e poi gira la testa, sulle spalle del Tempo.

 

Scena 60esima

 

Clara in bici. La camera la riprende a lungo. Arriva alla caserma quando il sole è ormai alto. Ha nel cesto del cibo e un paio di magliette pulite.

Non c’è più nessuno. Caserma vuota. Tracce di sangue per terra.

Esce chiede alla gente che scuote il capo e non sa dirle nulla. Scena rivolta a lei che entra in qualche casa lì nei pressi, raggiunta in bici ma o non c’è nessuno o se c’è qualcuno scuote il capo. Nessuna voce si deve sentire in tutta questa scena.

 

Scena 61esima

 

Sandro nella campagna, presso un bosco di alberi lunghi e smilzi. Raccoglie una specie di scatoletta di ferro. Per aprirla ci butta sopra una pietra sopra e questa esplode.

 

Scena 62esima

 

Clara, che è incinta grossa, parla con un medico.

Cl: Alora, dotor?

Med1: secondo me, bisognerà amputare le due mani.

Cl: No….

 

Scena 63esima

 

Clara parla con un altro medico.

Med2: forse riusciamo a salvare le mani, ma tre o quattro dite dovranno essere salvate!

Clara: Feev al possebil, signor dottore! Om paghee a suficinza per stan!

Med2: Lo so, signora. Lo so.

 

Scena 64esima

 

Il bimbo gioca nell’aia con le mani bendate.

Clara: Sandro! Vieni che è pronto!

  1. Seh, mama!

 

Scena 65esima

 

Dalla porta chiusa escono delle grida di Clara.

Spingi, cocca! Su… Brava…! Spingi che è quasi fuori!

Oh! Ecco! Brava! Non si muova adesso! Stia tranquilla! Tutto bene. E’ bellissima. Sì. Una bambina! Che bella biondina! Come la chiamerete?

Cl (con un filo di voce): Olide!

 

Scena 66esima

 

Il tempo (overvoice):

 

Quando nacque la nuova Olide tutto il paese venne a trovarla per vedere se tutte le disgrazie avessero causato qualche problema.

Si vede un via vai di persone che entravano ed uscivano di casa.

 

Esce una donna che dice: A gh’è tota, angh manca gninto!

Ed un’altra, più vecchietta: Seh… l’è perfetta!… E l’è anca bleina!

Ed un’altra ancora: Degh che ne à pasedi dal disgrasie, povra dona!

 

Scena 67esima

 

Adele porta a tavola al marito e alla figlia, quasi decenne, Ketty i piatti di cappelletti.

Scena serena. Adele seria. E un po’ severa dice:

 

“Aspettee che s’arsora!”

 

Scena 68esima

 

Clara che porta a tavola della minestra in brodo, con Sandro che ha alle mani due proteggo dite nero, che nascondono le mutilazioni. Sul seggiolone, Olide che ride e scherza con Sandro, che gioca, ma è triste.

 

Scena 69esima

 

Il Tempo (overvoice):

 

Olide, a cinque anni, giocava molto con Grazia, una coetanea, anzi, che aveva un anno in più, che era in prima elementare, la cui casa era adiacente all’asilo. Di pomeriggio, fino a che la zia non la veniva a prendere, Olide e lei giocavano tra di loro, senza mai litigare, o quasi.

 

Si vedono le due bambine che giocano tra le reti divisorie. Olide ha 5 anni, Grazia uno di più.

 

Grazia dà ad Olide un pomodoro bello caldo. Lo apre e toglie i semi.

 

O: Ma cosa fai?

Gr: Tolgo i semi che fanno male!

O: Ma cosa dici!

Gr: Lo so!

O: Ma cosa vuoi sapere tu che non sai neanche che tuo padre ha ucciso mio padre!

Gr: Tu sei una cretina!

O: E tu sei la figlia di un assassino!

Gr: Coosa?

O: Lo sanno tutti che tuo padre ha ucciso il mio papà!

 

Grazia scappa via piangendo.

 

Scena 70esima

 

Un camioncino parte con tutta la roba della casa di Grazia.

 

Scena 71esima

 

Dietro una macchina attende. Dopo un po’ entrano i genitori di Grazia, Grazia e un fratellino più piccolo (due o tre anni) che piange come una fontana.

 

Voce del Tempo (overvoice):

 

Tutti in paese sapevano chi ero,

ma solo la bimba seppe riconoscermi.

 

Voce della Storia (overvoice):

 

In quel Tempo più che strano assurdo,

non c’entrava il fatto di essere

fascista o partigiano, o chissà.

Ma occorre ora capire se chi

si credeva uomo od anch’eroe

avesse ancora l’Anima o se

l’avesse violentata la Paura.

 

Intanto scorrono immagini rurali che ispirano serenità, speranza.

Il Tempo (overvoice):

 

Chi sono io? Son il Tempo?

Quella cosa che va e a

volte ritorna. Quello che

c’è ora e che c’è stato,

e che ci sarà. Il Tempo

dei vivi, perché quello dei

morti è, forse, altrove.

 

La Storia (overvoice):

 

…e io sarò sempre quell’infida e misera madre…

L’unica ad esser partorita dai suoi stessi figli!….

 

Il Tempo (overvoice):

 

E io sarò ognuno di quei figli.

L’anima di ognuno di voi, brevi

voci che si sommano, che non sanno

mentire, e che la Storia non sempre

sa ascoltare, che tutto sanno e

non sempre sanno dire nemmeno

a se stesse.

 

Scene di visi muti, chini, quasi vergognosi.

 

Il Tempo (di persona, dopo l’interruzione):

 

Io sono di…

 

La Storia, appena un attimo dopo (di persona):

 

Se mi cerchi…

 

Il Tempo (overvoice)

 

La prego, Signora Storia, Le lascio la parola… Io sono me stesso e ho tanto Tempo…

 

La Storia (overvoice), si schiarisce la voce e dice:

 

“Molto gentile, signore…”

 

La Storia (overvoice):

 

Se mi cerchi,

mi troverai,

non son così

lontana dai

sogni tuoi.

 

Il Tempo (overvoice):

 

Io sono di tutti,

e non di Qualcuno,

e mai nessuno mi

capirà… del tutto…

 

Ancora il Tempo (overvoice):

Clara era convinta di saper riconoscere il marito dalla dentatura, che era perfetta.

Andò a verificare parecchie fosse comune e mai trovò il corpo che cercava.

Ma non smise mai di sperare.

 

Scene di ricerca, di scavi.

Primo piano finale di Clara. Intenso, dignitoso, deciso.

 

Scene (72 varie) di vita di campagna, poi di città, immagini moderne, con macchine e fumi che escono dalle ciminiere.

 

 

 

 

 

 

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