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“LE DEE DEL MIELE” di Emma Fenu – Recensione di Ilaria Negrini

 

“Ho voluto raccontare la storia della mia famiglia, di quattro donne inconsapevolmente Dee, che si nutrivano di se stesse e di miele, ossia del cibo per eccellenza”
Un canto del miele intriso di poesia e di profumi che mi ha ricordato le estati della mia infanzia in Sardegna. Un profumo unico, quello della Sardegna, odore intenso di sole e di erba, di miele e di sale, di mirto e di magia.
Le quattro protagoniste di questo romanzo, che si svolge lungo tutto il Novecento, sono Caterina, Lisetta, Marianna ed Eva.
Caterina si è sposata giovanissima con il suo amato Pietro e ha dedicato la sua vita ai figli. Fra questi c’è Luigi, che da bambino viene colpito dal malocchio e lei riesce a salvarlo grazie ad una sapienza antica.
Lisetta, figlia di una “panas”, giovane mamma morta di parto, viene cresciuta dalla zia paterna, Marta. Deve rinunciare all’uomo che ama e sposarsi senza amore, lei che è un’anima piena d’ amore. E lo donerà alla figlia adottiva Marianna, dopo aver perso la sua prima bambina.
Marianna è affascinata dalle creature femminili che abitano la sua casa “alcune vive, alcune morte, alcune site in una zona di confine”.
In collegio deve imparare a reprimere gli istinti e a rinunciare ai piaceri per fortificarsi. Ma la forza per sopportare gli anni del collegio e poi la sua malattia, l’endometriosi, le viene dall’insegnamento di sua madre: “Nulla è più sacro dell’amore”. Lisetta infatti, pur vivendo una tristezza che le faceva assaporare e desiderare la morte, sapeva davvero amare e comprendere.
Marianna sposa Luigi e dal loro amore nasce Eva.
Bambina matura e intelligente, Eva è attratta dal numinoso. Da piccola vedeva anime e fantasmi. Crescendo ha perso questa capacità, ma ha ereditato il dono di famiglia, quello di “andare oltre le cose” e di “muoversi verso l’infinito”.

Sono tante le tematiche di questo romanzo intenso e affascinante. Diversi strati, diverse prospettive.
C’è la magia e la tradizione di una terra antica e profonda. C’è la forza e la bellezza di donne magiche, donne madri, non solo di figli.
E ci sono sofferenze sotterranee, personaggi che incarnano grande dolore come Lisetta, come Marta, come Monica.
Eva sente questo dolore, lo vive anche senza capirlo. Fino a quando scopre la parola, la scrittura. “I simboli lentamente si disvelavano e la storia iniziava”.
Attraverso la scrittura Eva dà un suono ai silenzi assordanti della sua infanzia e illumina con le parole ciò che non poteva essere detto.
La parola scritta, come le tele tessute dalle Janas, è il ricamo che rivela il senso e la bellezza del dolore.

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“Cristalli” di Miriam Bruni – Recensione di Ilaria Negrini

Una disposizione geometrica regolare che si ripete indefinitamente nelle tre dimensioni spaziali, facce che si riflettono regalandosi luce e catturando sguardi. Come le parole, che ci attirano nel loro fluire e rispecchiarsi, i versi di Miriam Bruni sono cristalli che brillano al sole e rivelano le ombre. Miriam sente di doversi “tuffare in ogni Bellezza”, presa da un sentimento di felicità per la propria vita dopo aver attraversato il dolore.  Sa che attraverso la poesia può cercare quell’ “oceano di acqua profonda” che è la verità. A volte la “tristezza ulula” dentro, ma ci sono momenti in cui è travolta dalla bellezza e dalla gioia
“Quanta gioia quanta lode
su questo
davanzale
San Luca vedo
e le colline, e la neve
lassù sulle cime
Quanta pace respiro
e ti guardo
ti ammiro”
San Luca è un santuario dedicato alla Madonna, situato su una collina, molto amato da noi bolognesi. Aprire la finestra e poterlo vedere dà un senso di serenità, come se fosse lì a proteggerci.
C’è una dimensione spirituale che ci attraversa. La presenza di Dio – “ti ho udito cantare, sussurrando” – pervade i versi di Miriam. Una presenza lieve, come la brezza che scende dai colli, che fa da sfondo ad ogni gesto del vivere, al mutarsi dell’umore, alle cadute nella solitudine.
Nell’amore per i figli come nell’ammirazione nei confronti della natura, Miriam ringrazia Dio.
“E’ Dio che mi ha disegnata
sul palmo azzurro
della Sua mano
Ed io
a quel primo Cielo
originario anelo”

 

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/cristalli.html

 

“Ora” di Ilaria Negrini

Azzurri luminosi delle mattine
fredde che odorano di mare.
Sento la vita dentro
– La respiro

A volte riesco a fermare
quello scorrere inafferrabile.
Silenzio ogni pensiero
e tutto il dolore.

Mi immergo nell’attimo